Là dove osano le aquile – Ovvero: e io che mi entusiasmo per i pettirossi…

Meglio un’aquila reale in giardino oggi che un avvoltoio sulla spalliera del letto domani

(antico proverbio gallese)

Immagino che a Pontycymer, in Galles, la vita non riservi chissà quante e quali sorprese. Ditelo al Sig. Smith che, non pago di vivere in un posto dove l’evento di cronaca più eclatante degli ultimi 50 anni è stato la volta che il cane del sindaco ha mangiato le pantofole del padrone, ha anche un cognome di una banalità infinita.

Pensate che routine: sveglia – uova con la pancetta – caffè – portare fuori la spazzatura – andare in ufficio – sveglia – uova con la pancetta – caffè – portare fuori la spazzatura – ufficio – sveglia – caffè – portare fuori la spazzatura…fermifermifermi.

Il Sig. Smith rimane fermo dov’è con il sacco della spazzatura in una mano e il coperchio del bidone nell’altra. Con grande aplomb cerca di inserire la scena che gli si sta parando davanti in un contesto logico, credibile e sensato. Si figura una serie di ipotesi, ciascuna con una propria validità scientifica:

1)      A forza di fare colazione con le uova, ha sviluppato un tasso di colesterolo tale da provocargli allucinazioni;

2)      Un piccione mannaro mutante ignifugo e idrorepellente creato in laboratorio è sfuggito al controllo degli scienziati e ora ha tutte le intenzioni di distruggere Pontycymer incendiandola sputando napalm dal becco;

3)      Effettivamente c’è davvero un’aquila reale di 7kg di peso e 2m di apertura alare appollaiata su un ramo dell’albero in giardino. Per di più, suddetta aquila, contrariamente a quanto il suo status di “reale” suggerirebbe, si dimostra quanto mai riluttante ad accettare con buona grazia il fatto di essere  rimasta impigliata al ramo con una cordicella la cui altra estremità è legata alla zampa.

C’è solo una cosa da fare. Quella che fanno tutti. Ebbene sì. Ha chiamato la polizia.

“Yaaaaaawn, buongiorno, polizia di Pontycimer. Tolgo un attimo le ragnatele dalla cornetta e poi sono a sua disposizione.”

“Sì, buongiorno, sono Mr. Smith e vorrei segnalare la presenza di un’aquila reale nel mio giardino.”

“Mh. E’ solo questo il problema?”

“No, per carità. Perché dovrei preoccuparmene? Il problema non è tanto il rapace in sé. Che sarà mai avere un’aquila in giardino. Il problema sono gli schiamazzi. Sta…be’, sta berciando come un’aquila arrecando un certo disturbo alla quiete pubblica. Poi non so se ha presente la quantità di guano assolutamente sproporzionata alla mole che producono gli uccelli. Un comportamento quanto meno inurbano. La caccerei io, ma è legata al ramo e non so che fare.”

“Oh, la denunci per schiamazzi, allora.”

“Lei non capisce: ho un’aquila in giardino!”

“Sì, ho capito, ma sa come dice il proverbio, no?  ‘Meglio un’aquila reale in giardino che un avvoltoio sulla spalliera del letto’. Senta, mi faccia la cortesia: lavoravo in Germania e mi chiamavano per gufi ubriachi e scoiattoli incastrati nei tombini. Ho chiesto il trasferimento a Salt Lake City perché non mi sembrava normale dover intervenire per certe cose e momenti tocca aprire un’indagine per un bracco che ha sparato al suo proprietario. Esasperato, mi faccio trasferire in Austria e mi chiamano per dirmi che una capra ha rubato un’auto. Sull’orlo dell’esaurimento me ne vado in Australia e vengo chiamato ad indagare sul rapimento di un pinguino. Ora sono venuto qui, a 5 minuti dalla fine del mondo, in un posto dimenticato da Dio, dagli uomini e dagli animali, e lei mi viene a dire che ha un’aquila in giardino? Sa che c’è? Io, da parte mia, chiamo i vigili del fuoco e glieli mando, poi si arrangi! Io, da parte mia, vado dal medico a farmi fare un bel certificati che attesti il mio esaurimento nervoso lavoro-correlato.”

I pompieri hanno liberato l’aquila e rintracciato anche il suo proprietario, Richard Jeckins, che aveva smarrito l’uccellino, facente parte di un programma di riproduzione di animali a rischio,  tre giorni prima. Chissà se ha affisso i volantini sugli alberi. Una cosa tipo: “Smarrita aquila reale. Si chiama Cip. Due metri di apertura alare. Non esattamente socievole, tuttavia potrebbe “fraternizzare” con gatti e cani di piccola taglia. Offresi lauta ricompensa. Sempre se, dopo aver trovato l’aquila, avrete ancora le dita per prenderla, la ricompensa…”

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6 Responses to Là dove osano le aquile – Ovvero: e io che mi entusiasmo per i pettirossi…

  1. ziacris1 says:

    la prima frase mi ha fatto venire in mente Bersani con il tacchino sul tetto….scusa ma sono sveglia da stamattina alle 5

  2. Gin says:

    Dddddiodiodio ho riso e lo sto ancora facendo :’D

  3. rita says:

    Io sfigata, che sulla betulla davanti alla camera da letto, mi toccano solo dei merli, che in estate all’alba iniziano a gorgheggiare facendo imbufalire Maya che non sa come agguantarli!
    Però non si sa mai: meglio io faccia più attenzione, che avendo la pantegana nel letto, non richiami più che altro l’avvoltoio sulla spalliera!!!!

  4. natalina says:

    No dai se fosse davvero lo stesso poliziotto c’è da meravigliarsi che abbia ancora voglia di andare a lavorare. Va a capire cos’altro gli può succedere. Bacio

  5. mapiova says:

    Voglio leggere la seconda parte!!! Cioè com’è andata al poliziotto che si è rivolto al medico per il certificato di esaurimento nervoso?

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