33 settimane di libri

Che io sia una drogata di libri è cosa nota. Potete immaginare l’overdose di lettura che sto vivendo dall’inizio della gravidanza ad oggi. D’altra parte, all’inizio, quando ero allettata, non è che potessi fare molto altro e ora che potenzialmente potrei anche darmi parapendio, me ne guardo bene dallo scendere dal divano. Sabato sera, a Trastevere, ho fatto una scalinata ed è stata un’esperienza di pre-morte. Mi son piantata a metà e ho detto “per quanto mi riguarda, posso tranquillamente aspettare qui il travaglio”. Tra parentesi, se piazzato tra le tette e la panza il Kindle si regge comodamente da solo e non devo nemmeno fare lo sforzo di tenerlo. Eppefforza che leggo.

Quello che è radicalmente cambiato, è il genere. Son mesi che non mi imbatto in un serial-killer cartaceo o formato e-book. Il fatto è essenzialmente questo: gravidanza e concentrazione non vanno d’accordo. Ci provavo, all’inizio, a leggere i miei autori di thriller preferiti ma proprio non ingranavo. Leggevo la stessa riga 3 volte senza capirla. Così, ho dovuto buttarmi su qualcosa di più easy, di più didascalico, che potenzialmente mi strappasse una risata anche quando da ridere c’era poco. E’stata una gran bella esperienza perché mi sono imbattuta in titoli che altrimenti non avrei mai degnato di uno sguardo. Uno dei motivi per cui mi trovo bene col Kindle, d’altra parte, è anche questo: i libri hanno costi molto contenuti, quindi puoi buttarti su generi e autori cui, in condizioni normali, non ti saresti dedicato. Vi faccio una “rapida” (con me niente è rapido) carrellata di quello che ho letto finora:

– Di Zerocalcare – La profezia dell’armadillo/Un polpo alla gola/Ogni maledetto lunedì su due: visto che effettivamente sono stata particolarmente dura di comprendonio per parecchie settimane, mi sono buttata sui fumetti e mi sono innamorata di Zerocalcare. Visitate il suo blog e fatevi una risata. Trentenne (ma guai a farglielo notare perché i trentenni non esistono) romano e fulgido esempio di cosa sia un figlio degli anni ’80. Nella mia mente, esiste una categoria di letture che chiamo “libri da metropolitana”. Questo non ne fa parte perché potrebbe essere imbarazzante ridere da soli come scemi sul bus. In realtà, se proprio vogliamo dirlo, anche quando l’incontinenza è dietro l’angolo ci sono libri poco adatti e questi sicuramente ne fanno parte. Ma anche chi se ne importa. Sono esilaranti, con uscite brillanti ma anche velatamente malinconici. Peccato che Maschio Alfa avesse da ridere ogni volta che scoppiavo a ridere in piena notte. Che uomo barboso.

– Di Joanne Harris – Chocolat/Le scarpe rosse/Il giardino delle pesche e delle rose/ Profumi, giochi e cuori infranti: Chocolat lo avevo già letto qualche anno fa e mi era molto piaciuto. Quello che non sapevo è che facesse parte di una trilogia. Che dire, un ottimo tris: temevo che almeno uno dei tre mi deludesse, invece no. Il trucco, tutto sommato, è stato facile, nel senso che l’autrice non ha tradito né se stessa, né le protagoniste, eppure i tre romanzi sono molto diversi l’uno dall’altro e non risultano assolutamente delle fotocopie. “Profumi, giochi e cuori infranti”, invece, è una raccolta di racconti e merita di esser letta perché è molto originale. I racconti sono diversi per stile e trama, tutti molto piacevoli. Alcuni si buttano sul gotico, altri sul “kinselliano”, altri sul grottesco, altri ancora sono simpatici e irriverenti. Poi, insomma, il racconto breve è qualcosa di molto particolare, richiede un’abilità che la Harris ha.

– Libri a tema maternità: ho scelto di non leggere libri di puericultura perché li ritengo più dannosi che utili anche quando dicono cose sensate. Però, per quanto attiene alla gravidanza, mi sono affidata a Cosa Aspettarsi Quando si Aspetta. E’fatto molto bene, spiega, settimana per settimana, gli sviluppi del feto e i cambiamenti nel corpo della mamma. Con molta ironia toglie moltissime curiosità e dà tanti consigli veramente utili. Lo consiglio anche a quelle panzone iper-ansiose insopportabili che prenderei a sberle perché se una mattina esce loro del sangue dal naso si fanno prendere dal panico. Questo va bene per tutte perché è talmente ironico e fatto bene che toglie molti dubbi. Fai la nanna piccolo bastardo (Ron Biber). Il metodo Biber è essenzialmente una presa in giro del metodo Estvill elaborato da questo pediatra americano che, dopo pagine e pagine passate suggerendo metodi poco ortodossi e molto buffi per far dormire il pupo, giunge ad una conclusione fondamentale: rassegnati a non dormire, punto. Quello che le mamme non dicono (Chiara Cecilia Santamaria)il suo blog lo conoscevo ed amavo già da molto tempo, ma il suo libro non lo avevo mai letto. Visto che sono per la condivisione delle esperienze più che per i consigli degli esperti, mi sono buttata sulla sua e su altre storie di esperienza diretta. Al di là del fatto che si tratta di una storia raccontata in modo davvero divertente, quello che mi ha colpito è altro: non importa come arrivi ad essere madre, ci sono tanti modi per vivere la propria maternità e anche quelli meno convenzionali sono validi. Poi, insomma, tratta anche argomenti spinosi come i baby blues, la fatica, le notti insonni con grande onestà, e questo fa piacere. Stesso discorso per M’ammazza, diario di una mamma politicamente scorretta di Camila Raznovich (la tipa della tv, sì, lei). Anche lei racconta la sua maternità, la gioia infinita della gravidanza, il trauma di un parto non facile, i baby blues, il modo in cui cambia la vita della mamma e della coppia (dalle vacanze alla comunicazione) in modo molto diretto e senza giri di parole, spesso con grande ironia. E’bello perché dopo aver parlato delle fatiche della maternità, finisce comunque con lei che ha messo in cantiere il secondo bambino, quindi, insomma, evidentemente non è la fine del mondo (vero? Ditemi che ce la posso fare…).  Due figlie ed altri animali feroci di Leo Ortolani: questo mi è davvero piaciuto. Tanto per cominciare, per una volta il libro sull’essere genitori lo scrive un papà. Poi parliamo di una genitorialità di cui forse si parla poco, visto che lui è un papà adottivo. E il racconto fa morire dal ridere. Lui e la moglie, dopo anni di trafile e frustrazione per riuscire ad adottare i figli che non riuscivano ad avere, finalmente si recano in Colombia per prendere le loro bimbe: Lucy Maria e Joanna. Certo, non è facile: la burocrazia è quello che è, le bambine comunque per certi aspetti sono problematiche e loro non sanno più di tanto dove mettere le mani. In realtà, mi pare di aver capito che il non saper dove mettere le mani è il minimo comune denominatore di tutti i genitori, solo che qui i motivi sono diversi. Molto carino, lo straconsiglio. Nonsolomamma di Claudia De Lillo è simpatico, niente di che ma ha i suoi momenti. Al contrario, Sfasciare un neonato non significa farlo a pezzi (Francesca Sangalli) e Piedona: diario di una mamma 1.0pur essendo molto diversi tra loro, si possono saltare a pie’pari. Il primo è buffo ma di fatto non dice niente, il secondo è troppo zuccheroso per i miei gusti. Però l’e-book ha un costo talmente basso che possono entrare nel pacchetto in tutta serenità.

– DI Meg Mitchell Moore – Mirtilli a colazione: come qualità della scrittura non è un capolavoro, ma l’idea è originale, forse più da film per la tv che da romanzo, direi. Una coppia di sessantenni pensa di aver la sua parte in quanto genitori, eppure si ritrova all’improvviso tutti e tre i figli di nuovo a casa: la primogenita con la figlia di 3 anni e il secondogenito appena nato, con la scusa dello scappare dall’afa in città d’estate, scappa in realtà dalla sua vita familiare e dal marito che l’ha tradita. Il secondo figlio e la moglie (che non è mai andata d’accordo con la suocera) rimangono bloccati lì perché la gravidanza della ragazza non procede come dovrebbe e deve rimanere allettata. La piccola di casa, infine, mollata dal ragazzo e senza lavoro, torna a casa in cerca di aiuto. Peccato che i problemi che li hanno riportati tutti a casa non vengano condivisi. Ciascuno tiene i propri problemi per sé, oppure li condivide solo con un membro della famiglia, e così le cose si complicano perché i padroni di casa iniziano a risentire dell’invasione di figli e nipoti. Finché…

Di Alessandro Venturini – Amabilmente condannato a moglie/Ventotto grammi lavato/ Svalvolati alle terme: i protagonisti di queste storie sono un giornalista annoiato e arguto che vede la sua vena goliardica e vagamente perfida stimolata dalla moglie bacchettona e perbenista, la mastodontica suor Memopria, ex escort riciclatasi nel mondo della fede e totalmente fuori di testa e Aurelia, la governante, ignorante come una zappa ma l’unica dotata di un briciolo di buon senso, spesso spalla del protagonista. Di per sé non si tratta di capolavori. Sono scritti bene, questo sì, ma a volte le trame sono troppo sempliciotte, forse. Ad ogni modo, li ho letti volentieri.

Di Wainer Molteni – Io sono nessuno: può capitare di tutto nella vita. Persino che un deejay di successo, laureato in criminologia, con un master ottenuto nientepopodimeno che all’F.B.I. diventi un barbone. Non solo. Può anche capitare che questo barbone fondi una sorta di sindacato dei senzatetto e provi seriamente a cambiare le cose, andando a cozzare contro le realtà non sempre pulite che stanno dietro le associazioni che si occupano degli homeless. Perché quello di cui loro hanno bisogno, spiega, non è tanto il pasto caldo o la possibilità di fare la doccia. Quello di cui hanno bisogno è prepararselo da soli, il pasto, e lavorare. Attualmente, Wainer Molteni ha realizzato un sogno enorme: una sorta di fattoria/agriturismo interamente gestita da senzatetto.

Di Viola Veloce – Omicidi in Pausa Pranzo: che fareste se il vostro dirimpettaio di scrivania fosse sistematicamente una persona insopportabile e inetta? E se sistematicamente venisse ammazzato? Calcolando che tanto siete sul depresso andante perché la vostra vita fa acqua da tutte le parti, vi mettereste ad indagare? Non che si tratti di un capolavoro, sia chiaro, ma si fa leggere e quindi…perché no? Nel complesso comunque è carino.

Di Piero Angela – Viaggio nel mondo del paranormale: premetto che non è sempre facile da seguire se a stento ti ricordi come ti chiami. Ma Piero Angela è Piero Angela, il fondatore del C.I.C.A.P. (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) ed è interessantissimo scoprire i trucchi di parapsicologi e ciarlatani vari. Il dente avvelenato, in particolare, ce l’ha con Uri Geller. Lo avete presente? E’ un mago bravissimo, un prestigiatore eccezionale, mi è sempre piaciuto. Quello che non sapevo è che per molti anni ha spacciato per reali le sue magie…e questo non va bene!

Ne ho letti minimo un’altra decina, ma ero nelle prime settimane, totalmente fuori di testa e non me li ricordo nemmeno…

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18 Responses to 33 settimane di libri

  1. roberta says:

    Di viola veloce ti consiglio anche mariti in salsa web. Una lettura molto rilassante

  2. Alda says:

    Da lettrice compulsiva ad una sua simile, un consiglio: Luce d’estate – ed è subito notte.
    Autore, un tal Jon Kalman Stefansson, che per me è un perfetto sconosciuto, ma in Islanda, suo paese natale, è un’autorità letteraria.
    Piccole storie in un villaggio di quattrocento anime nella campagna islandese, dove le notti sono lunghe e gli abitanti si amano, si lasciano, si fanno irretire dai loro sogni e si fanno spaventare dai fantasmi, che forse esistono o forse no. Dove il direttore della fabbrica molla tutto e si mette a fare l’astronomo, la postina apre le lettere per rivelare a tutti i segreti dei compaesani, gli avvocati si accorgono che non tutto si può contare e che i numeri non sempre sono la soluzione. Dove si vivono amori proibiti e passioni che resistono al tempo e alla distanza.
    Storie piccole, piccolissime, ma che creano una ragnatela che ti cattura inesorabilmente.

    L’editore è Iperborea, non so se sia disponibile in formato e book (in questo sono molto tradizionalista e i libri li leggo su carta: li devo toccare, sfogliare, sottolineare…), ma cerca di procurartelo, perché è un libro che merita. È… bello, ecco, non trovo un altro aggettivo.

    • RominaFan says:

      Io avevo le tue stesse riserve riguardo al Kindle. Anche per me il libro era solo su carta. Poi, a Natale, Maschio Alfa mi ha regalato il Kindle per due motivi: 1) si è reso conto di quanto cavolo spendevo in libri 2) non c’era più spazio in casa. Inizialmente lo snobbavo e pensavo “sì, vabbé, questo lo uso giusto se voglio togliermi lo sfizio di un libro che magari in cartaceo non comprerei, ma per i miei autori preferiti non lascerò mai il cartaceo. Una settimana dopo me lo sarei sposato, il Kindle. Leggendo prevalentemente in metropolitana, la questione del peso non era da sottovalutare. Il Kindle pesa niente. “Impero” di Alberto Angela pesa come un uomo morto. Poi c’è lo spazio che è un’altra cosa non da poco. Io non avevo più spazio e anche a casa nuova non credo che potrò allargare la libreria più di tanto. Inoltre, un e-book può contenere fino a 3000 libri. Quante volte devi decidere se mettere questo o quel libro in valigia? Col Kindle risolvi il problema. Poi effettivamente costano molto meno, gli e-book, c’è poco da fare. Un altro grande vantaggio è la scelta immensa di libri in altre lingue. Io davanti all’ufficio avevo Feltrinelli International ma fondamentalmente aveva solo grandi classici. Per me sai anche cosa è molto importante, forse più di tutto questo? Poter decidere le dimensioni del carattere ed avere uno sfondo non bianco, effetto “carta riciclata”. I libri con carta bianca mi ammazzano. Per fortuna stanno diventando molto rari. Inizio a vedere tutte formichine davanti agli occhi quando ne incontro uno…e le dimensioni del carattere va da sé…non ci vedo, quindi lo ingrandisco formato novantenne! Certo, il fascino del cartaceo non c’è. Scorrere le dita sul dorso del libro è un piacere che non puoi provare con un e-book…questo sì. Questo davvero manca. Però devo riconoscere che da quando ce l’ho leggo di più e testi più vari. Certo, sia chiaro: preferirei di gran lunga una libreria su misura che mi va da un capo all’altro di casa (anche perché i libri sono proprio belli da vedere, arredano, diciamocelo!) ma non potendo…diciamo che anche questa è una soluzione!

      Stefansson non lo conosco, ma mi sa che seguirò il consiglio. In realtà, gli autori nordici non li sopporto perché pare che li paghino a righe come i traduttori: allungano la minestra all’infinito riuscendo a rendere barbose anche trame potenzialmente interessantissime. Però questo è un genere diverso, non è uno dei soliti thriller che proprio non sono capaci a scrivere, quindi lo proverò volentieri, grazie per la dritta!

  3. tania says:

    Io leggo moltissimo, eppure in gravidanza sono riuscita a leggre solo “L’ombra del vento”, e basta! Non ce la facevo. Ci provavo ma non riuscivo!

    Ora mi sono ripresa ma non al 100%. Cioè leggo si, ma per esempio se devo studiare un argomento ad es per un colloquio non ce la faccio. Concentrarsi per davvero diventa impossibile, senti la tua mente vuota con effetto eco.

    • RominaFan says:

      Io il problema del vuoto cosmico in testa l’ho avuto per i primi 4 mesi. Lì proprio non riuscivo a leggere niente. Poi piano piano sono uscita abbastanza dal tunnel, ora ho ripreso a leggere molto ma tutte cose molto leggere. Per dirti, il libro di Piero Angela (letto nella fase di stordimento) mi ha creato serie difficoltà perché a parte che alcune parti sono di statistica e io a malapena capisco il concetto dietro alla tabellina del 2, sono descritti alcuni trucchi che per capirli me li sono dovuti far spiegare e ancora li devo capire…

  4. viola veloce says:

    Ciao, una mia collega super incinta che segue il tuo blog mi ha segnalato il post sui libri. Adesso sto scrivendo col cellu davanti alla lavanderia del campeggio croato dove sono in vacanza col figlio dodicenne insopportabile. Volevo dirti che hai una scrittura frizzante, senza aggettivi, che va giù bene come il Bianco dei Castelli.
    E volevi anche fare una previsqione (poco) da chiromante: leggerai poco o niente per molti mesi quando nascerà la creatura, e scriverai poco o niente per ancora più mesi. Dopo che è nato mio figlio, ho avuto per due anni come UNICA LETTURA il catalogo dei premi della Fidaty dell’Esselunga. Ma poi mi sono ripresa.
    Don’t worry. Dopo un picco di catatonia, la voglia di leggere e scrivere tornerà a pulsarw prepotente

    • RominaFan says:

      Ma che piacere averti qui, grazie per la visita!
      Mh, questa fosca previsione di non lettura (insieme a quelle di non-sonno, non-sesso, non-pace) mi sa che è destinata ad avverarsi! Spero si avveri però anche la prospettiva ripresa, possibilmente prima che la bimba inizi a dirmi “Mamma, noi usciamo, ti lasciamo tua nipote…”
      Comunque, mentre leggevo il tuo libro, il mio pensiero è volato ad un periodo in cui mi sarei volentieri candidata ad angelo sterminatore dell’ufficio. E’grave quando ti immedesimi e sei solidale con l’assassino?!

    • roberta says:

      Non essere tragica …in fondo io dopo soli 2,5 anni il tuo libro son riuscita a leggerlo ahahhahahhahahahaha

      • RominaFan says:

        Mi consola! D’altra parte, voci di corridoio mi dicono che le mamme leggono in bagno, di nascosto, mentre fanno anche altro…quindi è inevitabile metterci una vita!

  5. viola veloce says:

    Ciao, intanto voglio dirti che il non sonno e la non lettura verranno ampiamente compensati dalla folle felicità che ti darà la tua bambina. Il cosiddetto baby blues è stato diagnosticato da medici di sesso maschile. Credo che il nome corretto sia happiness blues, perché si piange per la felicità e la commozione. Solo una percentuale bassissima di donne soffre di depressione post partum, e solo il presenza di una predisposizione (precedente) alla depressione. Alle mamme viene invece una forza e una resistenza incredibile che le sostiene per molto tempo.
    Quindi vedrai che sarà bellissimo e i libri non ti mancheranno così tanto. Almeno per un po’.
    Per quanto riguarda l’omicidio del collega, credo che il mio libretto sia nato proprio dal desiderio di farne fuori un paio.
    Li ho assassinati – sulla carta – per non farlo per davvero.
    Se non l’hai già letto, ti consiglio i Sommersi e i salvati di Primo Levi.
    Va bene sia per descrivere i campi di concentramento che le aziende.
    Nelle aziende non ti ammazzano fisicamente, ma sono specializzati in quello che una psicanalista francese chiama Molestie morali. Anche quello un bel libro.
    A presto, goditi questi ultimi istanti di solitudine, perché poi non sarai più sola. In senso letterale.

    • RominaFan says:

      Oh, mi consoli! Sai, in qualità di ex malata di cancro so com’è non avere il controllo del proprio corpo e lo posso gestire. Infatti, non ho avuto tutte le ansie che hanno molte altre donne al primo figlio, proprio perché so ascoltare il mio corpo e non vedo una miriade di stranezze nel fatto che ora stia andando per conto suo. Per contro, anche quando sono stata male, non ho mai perso la lucidità per un momento, sono rimasta sempre molto presente a me stessa e l’idea di trovarmi in una situazione tale da non essere più così logica mi spaventa un po’. Quindi, sentire voi già mamme che mi dite, come te “senza nulla togliere alla fatica che si fa, non sta scritto da nessuna parte che tu debba soffrire di depressione post-parto” oppure “sì, conosco la situazione e non bella, fa paura e ti senti una schifezza, ma è normale e passa” è molto consolatorio. Significa che, tanto per cominciare, sì, le prime settimane sono dure ma non è detto che questi momenti di forte avvilimento arrivino per forza. In secondo luogo significa che anche se dovesse succedere, è una cosa comunque comune e riconoscibile. A me fa ben sperare il fatto che anche nelle prime 20 settimane della gravidanza, che ho passato ferma a letto senza potermi alzare, non ho mai perso il controllo. Non mi sono mai lasciata troppo andare al nervosismo o all’avvilimento anche se rimanere incollate al letto tutto quel tempo (e quasi sempre sola) non è stato facile. Ma poi, sì, alla fine ce la fanno tutte, ce la farò anche io!

      Oh, sulle molestie morali sfondi una porta aperta. Ci sono dei veri talenti, in questo. Mi stupisce che non abbiano seguito un corso di laurea specifico, perché sono davvero bravissimi. Sanno su quali persone fa più presa il toglier loro lavoro e responsabilità e su quali funziona meglio il contrario, ossia caricarle di lavoro all’inverosimile finché non crollano. Ho lavorato sempre nello stesso genere di uffici, e “la carne da macello” era costituita esclusivamente da donne. A quelle più grandi, diciamo tra i 35 in su, e single (o comunque con relazioni non consolidate) veniva fatto credere di essere indispensabili, per spingerle a mettere il lavoro al primo posto (ti premetto che in quel settore non si può far carriera). Questo perché tanto non avevano motivo di aspettarsi qualche “maternità a tradimento”. Se dovevano spaventarle, facevano in modo di farle lavorare meno, o toglievano loro qualche professionista importante di cui occuparsi. Con me e con le altre giovani e accasate, il comportamento era contrario proprio perché temevamo il momento in cui avremmo messo su famiglia. E allora non potevi ingrassare di un chilo o mettere una maglietta larga che subito ricevevi consigli amichevoli da parte dei pezzi grossi, tipo “Non è un bel momento per fare un figlio, stiamo tagliando il personale…” e altri commenti di questo tipo. Mi capitò di dovermi assentare con una certa frequenza per delle visite mediche, anni fa. Immediatamente, la loro fervida immaginazione decise che: 1) volevo un figlio 2) non potendoli avere in modo naturale perché ho fatto chemioterapia (sono anche ginecologi nell’anima, pensa che bravi) stavo organizzando un’inseminazione artificiale. Un giorno il mio capo mi fece una battuta sulla mia ennesima visita medica e io gli dissi “non si preoccupi, capo, non muoio!” e lui “infatti io non ho paura che lei muoia. Ho paura che faccia qualcosa di peggio”. Ci si rimane male. Infatti del tuo libro mi è piaciuto questo: a parte la panoramica di come queste molestie vengano applicate agli uomini, ma poi si tratta di cose che ho visto. Che conosco. Che so essere vere. Delitti a parte. Quelli, per ora, ancora non mi è capitato…per ora…

  6. rita says:

    Mi sono un po “impiantata” con Grisham, “I contendenti”, ma ho deciso che lo voglio finire a tutti i costi…..poi per un po’ decanterò, se non dall’argomento, almeno dallo scrittore.
    Qualche tuo titolo lo terrò in buona considerazione.
    Condivido tutto quello che hia scritto sugli e-book e anche a me è stato regalato per gli stessi identici motivi

    • RominaFan says:

      Rita, come sai io sono fortemente contraria agli avvocati che si riciclano scrittori…!! Oh, guarda, io sono innamorata del mio Kindle. Ma lo sai che sono talmente pigra che quando leggo a letto penso “che figata, ‘sto coso, non devo girarmi da un fianco e dall’altro a seconda se leggo la pagina destra o sinistra…”. Sono un caso di culo di piombo patologico, lo so…!

  7. viola veloce says:

    Romina, non esiste il forte avvilimento dopo il parto, perché non sei avvilita ma stanca. E in genere molto felice. E stanca morta. Ma molto resistente. Se hai resistito al cancro, come puoi pensare di non resistere a una cosa bella come un bambino?
    Se sei sopravvissuta alle molestie morali, sempre così consapevole di cosa ti stava succedendo, un bambino ti fa un baffo.
    Dovrai solo usare una serie di trucchi per sopravvivere i primi quaranta giorni.
    Dormire quando dorme la creatura e cercare di tenertela addosso più che puoi.
    Questo tranquillizzerà tutte e due.
    Io ho seguito alla lettera i consigli di un antropologo, Desmond Morris, nel suo libro sui bambini. 100 pagine geniali che vincono su tutto il resto.
    Ma quando nasce la creatura?

    • RominaFan says:

      Desmond Morris lo conosco, ho un suo libro parla dei…gatti! Non è un comportamentalista? Se è lo stesso, sono proprio curiosa di leggere cosa ha da dire sui bambini!
      Sai cosa? Io sono una di quelle che si prepara al peggio e spera per il meglio, che organizza bunker nucleari, poi sul momento si ritrova a dire “Tutto qui?!Ma come?! Chissà che mi credevo!” e, conoscendomi, sarà così anche per la gravidanza…
      La Gnappa nascerà attorno al 3 ottobre…non vedo l’ora! 🙂

  8. viola veloce says:

    Ciao, scrivo dal cellu in un campeggio croato e il WiFi fa un po’ schifo. Si, è lo stesso Desmond dei gatti e ti spiega qual è la versione antropologicamente corretta dell’ allevamento dell’infante. Spiega anche come le moderne teorie puericultrici siano figlie dirette di quelle vittoriane e ottocentesche. E quindi debbano assolutamente essere evitate.
    Quel libro mi ha esaltato e liberato dalle moderne visioni sulla separazione del pupo dai genitori.
    A presto, mia cara. Dal cellu vedo poco. Abiti a Roma? Vai al fatebenefratelli sull’isola tiberina? Anche mio figlio è nato li e posso dirgli: “sei nato su un’isola”.
    Bello, no?

    • RominaFan says:

      Mh, interessante, sono curiosa di leggerlo!
      Io dovrei partorire al San Filippo Neri, quando sono stata ricoverata per via della placenta, ho conosciuto un paio di ragazze che avevano partorito (una delle quali aveva anche avuto alcune complicazioni) e si erano trovate molto bene entrambe. Poi è abbastanza a portata di mano…
      Ho sentito dire ottime cose della maternità del Fatebenefratelli, non è incensata come quella di Villa San Pietro ma pare sia davvero ottima…

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