Sproloqui femministi: stavolta gli ormoni non c’entrano

Quando scoprono che Maschio Alfa stira, fa il bucato, pulisce, passa l’aspirapolvere, lava i piatti ecc…le donne hanno due reazioni:

– Beata te…il mio non sa nemmeno dov’è il forno

– Eh, poverino, ci credo che non ti sposa!

Il secondo in particolare è proferito con tono di battuta ma è un po’uno scherzo di Pulcinella, che scherzando scherzando disse la verità. E mi urta parecchio. Cominciamo col dire che, dal mio punto di vista, Maschio Alfa non fa niente che non sia suo preciso DOVERE: in questa casa siamo in due, i panni e i piatti sono di entrambi, io sono sempre rientrata dal lavoro minimo due ore e mezza dopo di lui, ho sempre fatto lavori molto più stressanti (e pagati la metà solo perché son donna, ma lui con questo non c’entra) e ci mancava solo che, tornando a casa, mi ritrovavo l’intero carico della casa sulle spalle.

Maschio Alfa ha avuto una mamma estremamente intelligente che gli ha insegnato anche il modo giusto per stendere i panni e una compagna intelligente (mi dispiace, stavolta me lo dico da sola) che non si è fatta minimamente prendere dal vortice della “donnina del Mulino Bianco” che va a lavorare, fa la spesa e la sera fa il bucato, stira, fa la cena, pulisce il bagno e dà il biberon al pupo contemporaneamente.

Ce ne sono tante di ragazze che fanno così, alcune sono sinceramente dotate (anche se penso sia sempre sbagliato farsi carico di tutto!), altre le riconosci perché hanno una vena sulla tempia che pulsa sempre e in ufficio scoppiano in lacrime perché si sentono trattate da tutti come dei robot. Ma tesoro mio, in questa condizione ti ci sei cacciata da sola. Se non debitamente addestrato, nessun uomo prenderà di sua spontanea volontà la tavola da stiro.

Ora mi scatenerò addosso le ire di tutte le donne che hanno una visione opposta alla mia (e benvengano, tutto è confronto): il motivo per cui una donna si mette nella condizione di fare l’angelo del focolare anche dopo 8 ore di ufficio e 2 ore di mezzi pubblici è che così, finché fa tutto lei, è autorizzata a lamentarsi. E si sa che una donna che non rogna, è una donna non completa. Una percentuale allarmante di donne trova la sua soddisfazione nel lamentarsi di quante cose fa.

Che non mi si venga a dire, poi, che “lui però le cose non le fa bene, le fa a tirar via, io le faccio meglio, le faccio da sola”. Allora, nessuno che non abbia mai fatto qualcosa prima la fa alla perfezione al primo colpo. Hanno il pollice opponibile, noi abbiamo svariati km di lingua, gli si può insegnare a far tutto. Sbaglia una volta, sbaglia due volte, sbaglia tre volte, alla fine impara. Io, ‘sta tutela nei confronti dell’uomo in quanto tale non la concepisco.

E poi ricordiamoci due cose, e qui mi collego ad un mio post di qualche tempo fa. Tanto per cominciare, alle volte è meglio delegare e riposarsi un attimo, anche se poi i fornelli non vengono lustri come li faremmo noi. Pazienza, non muore nessuno.  Domani li ripasseremo noi, però intanto riposiamo un attimo se ne abbiamo bisogno. Secondo di poi, basta con questa teoria tipicamente femminile del “esistono solo due modi di fare le cose: il mio e quello sbagliato”. Lo stesso risultato si può ottenere in modi diversi, se il Maschio Alfa strizza il mocio in senso antiorario e io in senso orario, non me ne importa niente se il pavimento viene pulito lo stesso.

Anche perché può capitare che noi donne si finisca fuori dai giochi per un po’. Se Maschio Alfa non fosse perfettamente in grado di fare la spesa, caricare la lavatrice, stirare e mettere a tavola la cena, io questa gravidanza sarei stata rovinata, visto che non mi potevo alzare dal letto. Sapete quante donne ho conosciuto che quando la ginecologa le ha allettate, come prima cosa hanno detto “oddio ora che faccio?! Il Maschio ora che fa?!” e sono andate a stare dalla madre per mesi? Ma chi se ne frega del Maschio, il Maschio si organizza e fa quello che tu per una vita hai fatto senza batter ciglio. Idem per le donne malate, in generale, che hanno serie difficoltà a stare dietro a tutto.

Io non voglio essere l’elettrodomestico di nessuno. Sono figlia di un elettrodomestico. Vi garantisco che non ha fatto una gran vita perché anche da malata terminale si sentiva in dovere di fare tutto lei. E i maschi di casa se ne sono guardati bene dall’imparare a fare qualcosa da soli. Infatti, poi, a partire dal suo ultimo anno di vita (passato per intero in ospedale) si son trovati male perché da soli non sapevano fare niente. Niente. Dall’usare la lavatrice allo sbucciare la frutta. L’elettrodomestico si è rotto a 52 anni, opsss…e ora? Ne compriamo un altro? La colpa non è solo loro, è anche di chi, mi dispiace dirlo, non li ha presi per le orecchie e ha detto “ciccioli cari, io non sono eterna e anche se lo fossi ora non mi reggo in piedi, vi presento Madama Lavatrice”.  Io non voglio questo. Io non voglio essere l’elettrodomestico di nessuno. io voglio un rapporto paritario. Voglio qualcuno che, all’occorrenza, mi possa sostituire. Non posso e non voglio farmi carico di tutta la gestione familiare perché sarebbe troppo. Quindi, care le signore “e certo che non ti sposa, poveraccio” sappiate che, per quanto mi sarebbe tanto piaciuto andare in comune e mettere una firma, preferisco avere accanto un uomo che mi sappia aiutare evitandomi l’esaurimento piuttosto che garantirmi la reversibilità della pensione ma stirare le zampette prima di lui perché sono logora.

Ciò, premesso, c’è una cosa che mi manda ai matti. “Ah, ma quindi tu eri a letto tutto il giorno e lui faceva tutto?! Ma è bravissimo, che fortuna che hai…”. Allora, apro e chiudo parentesi, non è che io fossi a letto a grattarmi. Io ero a letto sperando di salvare la micro-pellaccia di quella che è anche SUA figlia e se lui ha fatto tutto è stato perché era anche SUO interesse salvare la micro-pellaccia di sua figlia. Io rischiavo di farmi venire il decubito e lui faceva il resto. Ognuno aveva il suo ruolo, punto. Anche se non avesse saputo accendere un fornello, si sarebbe dovuto arrangiare e imparare.

Idem ora. “Ma quindi il Maschio Alfa torna dall’ufficio e va a fare i lavori a casa nuova fino alla sera tardi? POVERACCIO!”. Allora, sì, sicuramente si sta facendo il cosiddetto mazzo a tarallo e lo vedo che è davvero al limite, ma se avesse dato retta a me e non a Peter Pan a quest’ora avevamo una casa comprata quando lo dicevo io, anni fa (ossia quando avevo un contratto a tempo indeterminato), dove volevamo noi, come volevamo noi e fatta proprio come volevamo noi. Invece no, si ritrova a dover fare i lavori (manco tutti quelli che servono, perché non c’è tempo) ad agosto e di supercorsa, con me totalmente fuori dai giochi perché ho una panza gigante e già è tanto se respiro. A forza di sentirlo, mi sta venendo l’istinto perfido di rispondere “chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Se dava retta a me, a quest’ora eravamo tutti e due a bordo piscina, sorseggiando tè freddo e godendoci le ultime settimane di vita senza neonati che piangono!”.  E vabbé, se mio nonno aveva le lucine era un flipper.

In tutto questo, sono OTTO MESI che non faccio che sentire “Povero Alfa…”. Mai una volta “Povera Romina”. Che poi non me ne frega niente di farmi compatire, mi ci soffio il naso con il “povera Romina”. Io chiedo comprensione. Mai nessuno che si sia reso conto che ho passato quattro mesi e mezzo a letto, immobile, potendo scendere solo per andare in bagno, senza potermi fare una tazza di tè se avevo freddo, senza potermi chinare per prendere una bottiglia d’acqua se la finivo, a distruggermi dalla noia, a cercare di inventarmi qualsiasi attività da fare sdraiata per riuscire a non pensare al fatto che la gravidanza era messa davvero male, in preda agli incubi tutte le sante notti, piegata sul water quando facevo la pipì per guardarla e assicurarmi che non ci fosse sangue. Poi, dopo 20 settimane di questa storia, mi hanno tolto i domiciliari, a patto di non strafare. Significava poter scendere al bar o all’alimentari sotto casa. Poter cucinare. Tutta un’altra vita, in effetti. Poi ora posso fare qualsiasi cosa, ma con 44° e il pancione non è che si possa fare chissà cosa. E per carità, mi sta benissimo così, non sono né la prima, né l’ultima donna che l’ha fatto.

Ma mi sento sola e frustrata. E questo non ha NIENTE a che vedere con gli ormoni. Ha a che fare con i neuroni, semmai. Sono quasi 34 settimane che sto in casa dalla mattina alla sera. Sola. SOLA, SEMPRE. Non vedo mai nessuno. Non parlo mai con nessuno. A volte, all’ora di pranzo, ho ancora la voce gracchiante di chi si è appena svegliato anche se sono sveglia da ore, semplicemente perché magari non ho spiccicato mezza parola dalle 8:00 alle 13:00. Dicono che i neonati riconoscano la voce della mamma già nella pancia. Mia figlia non so se riconoscerà me, ma poco ma sicuro che riconoscerà la voce di Enrico Mentana perché sente parlare più lui  che me. Gli amici? Spariti. Ho avuto delle delusioni d’amore vere e proprie, in particolare da un paio di persone. Perché gli amici, sì, anche gli insospettabili, quelli che conosci da anni e con cui ti confidi su tutto, si comportano come tali solo se ti considerano sfigato quanto loro. Se sei nella media. Se hai quello che hanno loro. Se hai qualcosa in meno, va bene lo stesso, forse anche meglio. Ma ho scoperto che tanti insospettabili spariscono se hai un colpo di fortuna. Se ti considerano all’improvviso più fortunato. Non riescono ad essere felici per te. E non pensano “se lo merita”. Pensano “cazzo, e io?!”.  Sapete chi ho stimato tantissimo? Le uniche due donne che mi hanno detto “scusa, io ho un problema, in questo momento, a relazionarti con te in questo stato. Scusami. Sono contenta per te ma soffro io”. Viva la faccia della sincerità. L’ho apprezzato. E’stato un comportamento onesto, almeno so qual è il problema e posso fare ogni giorno il tifo per loro. Altre, che conosco da anni, sono proprio direttamente sparite. “Scusa, ho avuto un momentaccio, mi faccio viva io”. E da mesi non si fanno sentire. Mi sono sentita rifiutata come amica e come essere umano. La prima volta che mi sento dire “sapevo che stavate bene perché ti vedevo su Facebook” faccio una strage. Stavo fisicamente bene, sì, ma ti sei mai chiesta come mi sentissi? Si rimane essere umano anche quando fai la chioccia, sai? Vivo in questo posto da 5 anni e non conosco nessuno perché passavo 12 ore al giorno fuori casa e perché, onestamente, se voi vedeste, stentereste a intrecciare relazioni pure voi. Ero abituata a livelli di stress non da poco, a stare sempre in giro e mi sono trovata a non uscire mai di casa da un giorno all’altro. Giuro che non sono pallida: sono opalescente. Non so più come gestire e occupare il tempo perché su certe cose inizio ad avere limiti fisici. Per dire, io qui non posso nemmeno passeggiare: a parte che qui in zona dove cavolo vado che non c’è nemmeno il grado di civiltà minimo indispensabile per avere i marciapiedi e le macchine ti lisciano, ma poi abito in cima ad un cucuzzolo, per tornare indietro dovrei affittare i ramponi da scalata. ‘Ndo vado co’ ‘sta panza e co’ ‘sto caldo che pure la ginecologa mi ha detto “per carità, non venga, le prescrivo le analisi via mail che fa troppo caldo”?

Ora, che non mi si vengano a dire 3 cose:

1) Non sei sola, c’è Claudia. GraziealcazzochecèClaudia, me ne sono avveduta e, credetemi, sprizzo gioia da ogni poro per questo. Provo una gratitudine nei confronti della vita che mi viene quasi da piangere dalla gioia. Peccato che però Claudia, attualmente, pesi poco più di 2kg e comunichi solo a calci e gomitate. Peccato che avrei bisogno di un amico, di un adulto. Di vedere un altro essere umano ogni tanto.

2) Goditi l’attimo, perché tra un po’ rimpiangerai questa solitudine: sono contenta per voi, perché evidentemente non avete mai passato 8 mesi soli dall’alba a fin oltre il tramonto. Ci son cose peggiori, ma non ve lo auguro, poco ma sicuro. Otto mesi. La metà dei quali passati incastrata a letto, con la paura di abortire. I successivi quattro che per certi versi sono stati pure più difficili perché ho iniziato a rendermi conto di tutti gli abbandoni che ci sono stati, e di tutte le telefonate che non ho ricevuto, e di tutte le persone inghiottite da buchi neri.  Del fatto che SONO SEMPRE SOLA. Dopo 34 settimane non ce la fai più. E passerò da questo, al non avere più tempo per una doccia. Bello. Prima di dire “beata te”, che si usi un attimo la testa, perché beata un cazzo. Per carità, c’è di peggio, ma beata un cazzo lo stesso.

3) Magari io avessi tempo di annoiarmi. Questa fa il paio con quella sopra. L’ultima volta me l’ha detta Alfa ieri sera quando mi veniva da piangere per la frustrazione. Io lo so che lui sta facendo una vita di cacca per mettere a posto casa nostra, che lo fa dopo 8 ore di lavoro e che ci si sta giocando le ferie. Io lo so che anche lui preferirebbe passare del tempo con me, invece esce la mattina alle 7:00 e torna alle 23:00, dopo di che si schianta sul letto ed è come se non ci fossimo visti per niente. Io lo so che lui vorrebbe stare con me queste ultime settimane da “coppia senza figli”. Io so tutto. Ma vorrei che si rendesse conto anche che io sono in una posizione del cazzo e che non ce la faccio più . Nessuno, NESSUNO sembra rendersi conto di questo. Io sono la della fertilità servita e riverita mentre il povero Maschio si spezza la schiena. Non sono quella che da mesi e mesi sta sola e al massimo parla con la bottiglia del docciaschiuma. 

La verità è che avrei dovuto imparare anche io la sottile e nobile arte del piagnisteo, invece che esibirmi sempre in sorrisi tranquillizzanti per non preoccupare il prossimo. Sei mesi di chemioterapia non mi hanno insegnato un cazzo.

Sapete cosa mi urta? Fossi stata un uomo, avrei avuto molta, molta più comprensione. E se Maschio Alfa (che poveraccio, non c’entra niente, non ce l’ho con lui, è solo che mi manca) fosse stato donna nessuno avrebbe detto “bravo!” o “poverino”. Semplicemente si sarebbe pensato che faceva solo il suo dovere.

Claudia mia, pensa che vita facile avresti avuto se fossi stata un maschietto…

 

 

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39 Responses to Sproloqui femministi: stavolta gli ormoni non c’entrano

  1. roberta says:

    Capisco, condivido e sottoscrivo ogni singola parola… non posso certo paragonarmi a te ma nel mio piccolo ti racconto questa cosa:
    Per i primi 4 mesi ho vomitato pesante tutti i santi giorni e nel mentre lavoravo fuori casa e quando tornavo avevo la prima figlia piccola da seguire. Perché non sono stata in malattia ??? Perché cosa facevo, una malattia di 4 mesi ? Il ginecologo mi diceva resista che passa e cosi ho fatto ma è stato faticoso , molto faticoso.
    Nel mentre mio marito non si è fatto problemi a giocare a tennis dopo il lavoro, a ritagliarsi come sempre le sue uscite ed è stato anche 10 giorni in America per un convegno ( alias vacanza premio dal mio punto di vista). Bhe sua madre ha avuto il coraggio di dire: poverino…è la cosi distante…..che fatica.

    POVERINO ???????? Sono esplosa. Le ho detto: suo figlio è quello che sta meglio di tutti, trova tutto pronto ,la sera esce coi colleghi al ristorante ,dorme tutta la notte e non ha una nana che ancora lo sveglia di notte…certo dalle 8 alle 17 deve seguire delle conferenze…eh si poverino….poverino una cippa.

    Certo poi quando è a casa le sconta tutte….perché io gli faccio fare un sacco di cose…però lui non ha nessun problema a prendersi i suoi spazi mentre io sono molto più limitata….ora lui mi dice che posso anche io uscire fare cose vedere gente….ma dove vado con sta Panza e con sta nausea che non mi abbandona ???????? Manco un ristorante mi riesco a godere.

    Quindi ti capisco…i maschi poverini, noi invece…..

    • RominaFan says:

      Guarda, in effetti questo scazzo micidiale è partito proprio dall’ennesimo “poverino” di mia suocera, che per carità, è una santa donna (se non era per lei, io col cavolo che pranzavo quando ero allettata) però a volte è troppo comprensiva. “eh, poverino, questa gravidanza lo sta provando” (a lui?!), “eh, lo vedo stressato, sai, le responsabilità…” (io invece la ragazzina la abbandono alla nascita, non ho responsabilità. Poi, oh, ha quasi 35 anni, non 12), “poverino, sta facendo i lavori a casa” (eh, se poverino si svegliava anni fa avevamo bello che risolto il problema). E parliamo di una mamma che, come dicevo, è stata molto solerte e intelligente nell’addestrare i figli al vivere domestico. Ieri ha fatto una battuta innocente e sicuramente in buona fede, tant’è che nemmeno la ricordo bene, però mi son girate le palle. Cioè, io a volte mi sento la stronza che si è fatta mettere incinta per incastrare il fidanzatino 17enne e fare la mantenuta a casa.
      “Poverino che è in America…”. Eh, mi rendo conto che sono disgrazie. Beata te, invece che con la panza (e la nausea, e la stanchezza cronica dei primi mesi, e gli ormoni frullati) ti smazzavi pure la bambina piccola, hai tutte le fortune! La prossima volta, visto che viaggiare è faticoso, parti tu, risparmiagli la pena e lascialo a casa con i bambini!
      Che poi, davvero, una non è che vorrebbe chissà che. Solo venire capita un attimo.
      Io non le concepisco, queste cose.
      Bha!

  2. Mamiga72 says:

    E poi arriveranno i vari “lo so che stai sputando il sangue e l’anima per riuscire a mendicare il tempo per dormire/fare la doccia/mangiare un boccone/espletare le tue funzioni fisiologiche/ chedirsivoglia. Ma per i figli fai di tutto e con amore, una mamma non si lamenta mai”.
    No, non voglio rovinarti la sorpresa. Ma non vedo l’ora di leggere quel post tra due o tre mesi.

    • RominaFan says:

      Sì, perché lui, poverino, di giorno andava a lavorare, mentre tu rimanevi a casa. Disattivavi il Power (perché le mamme non lo confessano, ma durante il giorno tolgono le pile ai figli) e ti mettevi in panciolle sul divano a sonnecchiare. E’solo la notte, il problema, il giorno passa in scioltezza. Di giorno non fanno la cacca, non mangiano e non piangono!
      Ma possibile che nel 2013 ancora facciamo distinzione tra “lui” e “lei” su queste cose? Ma andiamo…abbiamo una mentalità 50 anni indietro rispetto al nostro stile di vita…
      Oh, guarda, già me li immagino i “Porello” di quando nascerà la Gnappa…

  3. mamiga72 says:

    Ma poi quello che mi chiedo… Ma tutti monchi e ritardati mentali questi uomini? E tutte votate per natura al martirio per la gloria del genere femminile ste donne? Quando allattavo dovevo farlo in due tempi: prima allattare col biberon, poi tirare il latte per la poppata successiva, con tutti gli annessi e connessi (lava, sterilizza, asciuga, smonta e rimonta l’aggeggio, congela il surplus, scalda, prova, cambia, rigurgito, cambialo, sedalo, cambiati tu, respira, e dopo tre o quattro ore ricomincia). Giorno e notte. Per sei mesi. Un incubo. E ancora adesso quando racconto che di notte, quando mio marito non era di turno al lavoro, ci alzavamo in due per dormire un po’ di più entrambi (lui allattava e io contemporaneamente tiravo “a mucca” per il pasto seguente) il più delle volte ricevo in cambio sguardi allucinati. “Ma come? Sono cose che fanno le mamme, non i papà, poverini loro lavorano”. E dire che credevo che i figli si facessero in due. Ah no, io sono la mamma che non fa un cipster, fa solo il suo dovere.

  4. Daniela says:

    È dura, per me che non sono né mamma né in attesa, rispondere a questo post.. In certi punti (non fraintendermi), mi ha fatto sorridere perché mi ha ricordato quel che mia nonna ha detto l’altro giorno a pranzo: ‘Quando l’uomo arriva a casa deve trovare tutto pronto’, mentre io mi vedo molto più vicina al tuo pensiero. Credo si tratti fondamentalmente di epoche e mentalità diverse, o ancora, si tratta di critiche che, in qualche modo, arriveranno. Essere donna comporta questo.. Ci si aspetta sempre il massimo, e quando lo dai è come se fosse scontato. Se non lo dai, ti mettono in croce. Ma se adesso, per avere una condizione economica decente bisogna lavorare in due, allora si lavora anche a casa. La mamma del mio ragazzo vive con tre uomini in casa, tre. È un incubo, ogni volta che vado là ci rimango male. Lei lavora, si spacca la schiena, e loro non fanno nulla. Il marito a volte fa qualcosa, ma i figli sono disarmanti. Il più piccolo (14 anni) non tira neppure l’acqua in bagno, per dire. Ad una femmina sarebbe mai stato concesso? Giammai, disonore!! In futuro so che dovrò scornarmi parecchio per ottenere la suddivisione dei compiti, ma non ho intenzione di cedere.
    Per il resto…non ho provato la tua situazione, ma provo ad immaginarla. Una solitudine come la tua l’ho vissuta solo per due settimane, chiusa in casa, aspettando che rientrasse il mio ragazzo ai pasti.. Ed ero già esaurita così. A pensarti 4 mesi completamente sola, onestamente, mi manca un pò l’aria.. C’era da impazzire.. Mi spiace solo non averlo capito, eri brava, molto brava cammuffare il tuo bisogno dietro l’ironia, allora nessuno ti prendeva sul serio. Questo sfogo è legittimo e inequivocabile, forse ti avrebbe giovato rompere o prendere a calci qualcosa, in aggiunta.
    I ‘te l’avevo detto’ che ci strappano di bocca i maschi sono esasperanti ed infiniti, roba da strappargli tutti i capelli per il nervoso.
    non ti do alcun consiglio, perché non ne ho e preferisco risparmiarti affermazioni buoniste che ti irriterebbero ancora di più. Ti dico solo ‘ben venga questo sfogo’, quando ce vò…ce vò!!

    • RominaFan says:

      Mah, sai…il problema non si pone solo in gravidanza, si pone sempre, nello specifico si nota meglio perché io sono stata in una situazione estrema. Siamo sempre noi donne la causa di tutti i nostri problemi, perché ti posso garantire che Maschio Alfa non ci vede niente di strano. Sono le altre donne, anche giovani, che vedono questa sua predisposizione alla collaborazione come contronatura.
      Ma per una donna è sempre così, e siamo noi che in queste situazioni ci infiliamo da sole, spesso. Quando lavoravo, staccavo alle 20:00 e tornavo a casa alle 21:00. Se, parlando con le mie colleghe (che avevano meno di 40 anni, non 60 o 80, dicevo una cosa come “e poi ieri sera abbiamo visto questo film, io mentre finivo questa traduzione e il Maschio mentre stirava”, impallidivano. Un Maschio che stira? Ma sei matta? Guarda che poi si sciupa!Pare che per tenerti un compagno devi conservarlo come una reliquia. Ma siamo matte? Ma diamo i numeri? Perché questa raffinata forma di autolesionismo quando con un cilicio soffri meno ma almeno risparmi tempo?!

      • Mamiga72 says:

        E’ questa la cosa triste. Che siano anche tantissime donne “giovani” a pensarla così. Ne conosco più di qualcuna. Mie coetanee con mariti allevati come se gli mancassero braccia e cervello in casa, che si lamentano ma continuano a trattarli allo stesso modo. E allora sai come si dice, chi è causa del suo mal…

        • RominaFan says:

          Brava. Bravissima. Donne giovani che pare facciano le badanti di novantenni rincoglioniti senza braccia e si lamentano in continuazione. Io ho provato ad avere uno scambio di opinioni con queste ragazze (perché a 40 anni sei una ragazza, mi RIFIUTO di chiamare signora una 40enne) ma non c’è verso. E’un continuo trovare giustificazioni. “Eh, ma poverino, lavora!” “Ma perché, tu ti gratti?”, “Eh, ma ormai è grande, ha 40 anni, che cosa gli insegno?” “Se sa usare la consolle della play station sa anche caricare la lavastoviglie, fidati!”. Insomma, possono trovare decine e decine di giustificazioni finché io alla fine, come dici tu, mi spazientisco e dico “senti, se tu sei masochista dillo e chiudiamola qui. Dimmi liberamente che ti piace passarti la carta vetrata sulle gengive, strapparti i peli delle ascelle con la pinzetta per le ciglia e fare da serva a tuo marito. Se mi dici questo, io accetto tutto. Ma non mi trovare giustificazioni per lui”. Ripeto quello che dice sempre mia suocera: “le donne hanno sempre una marcia in più. Per alcune è una marcia avanti, ma per tante è proprio una retromarcia…”

  5. rita says:

    Concordo, concordo e ancora concordo……per quanto attiene alla cura del piccolo io ho fatto partecipe il padre in tutto, che si è preso i suoi bei giorni di ferie, dopo il parto….un po’ meno nelle levatacce notturne, poichè il pupo non dormiva per niente, ma io ero a casa dal lavoro, mentre il padre di giorno lavorava e quando il piccolo dava tregua, io potevo riposare un po.
    Concordo anche sulla collaborazione domestica: in questi mesi, (tu bene conosci la situazione), io comunque arrivavo a casa dal lavoro e trovavo i letti fatti, il pranzo pronto la spesa fatta (e frigo e dispensa in ordine), i panni raccolti, la lavastoviglie svuotata…..poi, devo ammetterlo, non stira…..ma ne sarebbe capacissimo. In tutto questo non ci vedo assolutamente nulla di male o di particolarmente eccezionale…..
    A Federico ho cercato di dare lo stesso “imprinting”, è perfettamente autonomo e in grado di gestire tutto quanto…….talvolta va un po “sollecitato”, ma se la cava….
    Di altre cose ne abbiamo già parlato in posta privata e conosci già il mio pensiero….
    Forza che sei in dirittura d’arrivo……
    E anche dopo, come già ti ho detto, troverai comunque sempre chi ti dirà:”mica hai partorito solo tu”…….non curartene, Romina.

    P.s.: comunque ho dovuto spegnere il pc e riavviarlo, non potevo commentare…..mah!

    • RominaFan says:

      Ma infatti, uno acchiappa ‘sti maschi e li educa sin da bambini, vedi che poi si comportano a dovere! Ti dico questa: c’è stato un periodo che Nipotonzolo Numero Due aveva preso l’abitudine di tutti gli uomini di far pipì sul bordo della tazza. Mia sorella l’ha rimproverato una volta, due e tre. Alla quarta gli ha messo in mano la spugna e il sapone. Lui si è scandalizzato perché “gli faceva schifo” e mia sorella gli ha risposto “amore mio, è roba tua, quella! Se la doveva pulire mamma era normale? A te pulire la tua pipì fa schifo e a me deve piacere?!”
      Ha pulito (più di una volta) e alla fine ha imparato che: 1) si deve tenere pulito, e chi sporca pulisce perché mamma è una sola 2) le mamme fanno anche i lavori schifosi, quindi vanno rispettate!
      Poi non mi posso stupire se Numero Due vuole entrare in sala parto con me…!!!!!

  6. roberta says:

    Purtroppo c’è ancora una mentalità medioevale per cui è disdicevole se una donna/mamma si lamenta. Io dico la verità…dopo il primo parto ho molto sofferto di baby blues e i primi mesi sono stati difficili…la maternità era diventata la mia prigionia …sempre da sola con la bimba che non dormiva e piangeva un sacco. Io , come te, precedentemente abituata a stare fuori tutto il giorno , soffrivo molto. Poi sembravo attorniata da mamme serafiche che dicevano che stavano benissimo mentre io mi sentivo in un incubo e quindi anche in colpa….
    Insomma ci ho messo un po’ a trovare un equilibrio e secondo me l’ho trovato proprio perché non mi sono nascosta dietro a un dito, ho sempre detto come mi sentivo anche se venivo guardata male

    • RominaFan says:

      Io, l’equazione donna=supereroina non la capisco proprio, Roberta. Molte mamme, sicuramente sentono la stanchezza ma non soffrono di depressione post-parto. Altre forse negano a se stesse. Ma mi preoccupa una società dove se una mamma chiede aiuto viene guardata male. Anche perché poi non è che le donne sono tutte delel rocce. Alcune non si riprendono, e sono quelle che poi frullano i figli dal balcone. A quel punto tutti a dire “ma come? Aveva appena avuto un figlio stupendo, come ha potuto farlo? Che voleva di più dalla vita?!”. Io a volte mi chiedo “ma siamo proprio sicuri che queste donne non abbiamo mai lanciato segnali che sono stati ignorati perché tanto abbiamo tutte avuto bambini piccoli eccesaràmaimammamiaquantestorie?”. Per carità, questi sono casi estremi, è ovvio. Però secondo me nasce tutto da questa educazione che riceviamo sin da piccole per cui dobbiamo essere sempre efficienti. Anche il baby blues più blando. Inizi a ragionare con gli ormoni e ti senti inadeguata. Al corso pre-parto si è molto parlato della depressione post-parto. La cosa che ho notato è che le mie colleghe di panza erano molto più interessate a come far passare le emorroidi che al come affrontare i baby blues! Paradossalmente, l’argomento lo hanno tirato fuori i papà quando c’è stato l’incontro con loro e la psicologa. Cosa ti fa intuire questo? Che gli uomini hanno un potenziale molto, molto più alto di quello che gli si attribuisce di solito, sono in grado di aiutare materialmente e psicologicamente, ma trattarli da cretini fa molto più comodo…

  7. Mia says:

    Straordinaria, come sempre.
    Mi dispiace di non aver capito davvero la tua solitudine e di non esserti stata più vicina, almeno per via telefonica/telematica. Sono ancora in tempo?

    Hai ragione: spesso sono le donne per prime che non solo accettano, ma danno per scontati e addirittura rafforzano certi pregiudizi sui ruoli. E finché non ci scrolliamo tutte di dosso certi cliché, continueremo a sentire frasi come quelle che hai citato.
    L’esempio del tuo nipotonzolo Numero Due è emblematico: l’atteggiamento della madre è determinante per formare la cultura di genere dei figli. E quando i figli crescono e creano la propria famiglia, è altrettanto determinante l’atteggiamento della compagna. Perché diciamocelo: chi te lo fa fare di lavare/stirare/cucinare/pulire se c’è qualcun altro che lo fa per te?
    L’addestramento alla parità deve durare tutta la vita, sia per l’uomo che per la donna.

    Domenica scorsa, tarda mattinata.
    L’uomo di casa pulisce il bagno e passa aspirapolvere e straccio al piano terra (che è di sua competenza). Io, armata di mazzetta, scalpello, pinze e tenaglie finisco di schiodare e smontare il bancale con cui mi hanno consegnato la legna da ardere, che diventerà a sua volta legna per il caminetto.
    Stesso giorno, primo pomeriggio.
    L’uomo di casa è spaparanzato sul divano perché ha finito la sua parte di pulizie. Io spolvero e pulisco il bagno al piano di sopra (che spetta a me).
    Stesso giorno, dopo cena.
    Fase uno: uomo di casa spaparanzato sul divano, io stiro magliette, camicie, pantaloni e lenzuola.
    Fase due: io spaparanzata sul divano, l’uomo di casa stira tovaglie, tovaglioli, canovacci e federe.

    A ognuno la sua parte. E se a qualcuno non piace, quella è la porta.

    • RominaFan says:

      Mia, ma ti pare?! E’che io sono campionessa mondiale di mimetismo. Mi chiudo il becco da sola e dico “ma stai zitta, cretina, ma di che ti lamenti che grazie al cielo non ti manca niente (eccezion fatta per il contatto umano)”. Chi è fondamentalmente un cuor contento, tende a sopportare molto e molto al lungo. E maschera bene perché si sente ingrato a lamentarsi. Cioè, se io penso per un attimo a quanto sono fortunata ad aspettare questa bimba, a star qui a prepararle la camera, ad avere la possibilità di esser madre nonostante tutto, io mi vergogno di quello che dico.
      Quello che mi secca è che, probabilmente per comodità, chi mi conosce molto bene e sa che io non sono Jeeg Robot d’Acciaio (anche se un po’mi piace crederlo) sceglie di non grattare un pochino sotto la superficie per capire se davvero sto bene o no.
      Poi interviene la rabbia da femminista di nuova generazione che non tollera la salvaguardia dell’uomo a tutti i costi. Perché io sono convinta che il tuo Maschio, esattamente come il mio, non trova minimamente strano stirare. Chi lo trova strano sono le altre donne, per lo più. Che poi, sai che tante volte quel “ci credo che non ti sposa” non l’ho percepito come una battuta scherzosa ma come un commento serio mascherato dal sorriso. Che vuol dire, scusa, che il tuo ti ha sposata solo perché hai giurato di non chiedergli mai una mano? E se dovessi averne bisogno che fa, divorzia? Andiamo bene…bella prospettiva.
      Perché le donne sono fatte apposta per darsi la zappa sui piedi e poi darla sulle gengive delle altre donne?!

  8. Fiordicactus says:

    “La verità è che avrei dovuto imparare anche io la sottile e nobile arte del piagnisteo, invece che esibirmi sempre in sorrisi tranquillizzanti per non preoccupare il prossimo.” . . . 1° gravidanza, mia cognata mi ha detto una frase che ho trovato “strana”, ma che pensandoci e ripensandoci e leggendo le tue riflessioni, capii allora e capisco ancora di più adesso . . . visto che mia suocera aveva l’età di mia nonna, calcola la mentalità dell’Uomodellamiavita . . . ultimo figlio coccolato e riverito sia dalla mamma. La cognata mi disse: “anche se non stai male male, quando torna a casa, lamentati . . . se ti fa un po’ male la schiena, digli che ti fa male di più! Altrimenti si abitua che puoi fare tutto da sola e non va bene, lui deve aiutare!” 🙂
    Metodo subdolo, forse, di usare la “nobile arte del piagnisteo” per arrivare al traguardo di dividersi i compiti . . . 😉
    Quando è arrivata la 3° figlia (in 4 anni) e capitava di doverla allattare a metà del pranzo, lui si è abituato a cucinare per gli altri due o servire in tavola o aiutarli e seguirli mentre mangiavano . . . 🙂
    Ho sempre fatto fare i turni ai figli, sia alle femmine che al maschio, se serve sanno fare da soli. Spero che un domani la moglie del figlio, ringrazi! :-)))

    Per quella che io chiamo la “morte civile” di chi sta male. Amici che si defilano, ma anche parenti . . . io ho la mia teoria, un consiglio è di non prendertela troppo, vedrai che qualcuno ritornerà e ti spiegherà pure che è stata/o così male di non poterti venire a trovare, ma che in fondo anche tu, potevi andare da loro, un piccolo sforzo, che sarà mai una gravidanza a rischio . . . sapesti loro quanti problemi hanno e hanno avuto! 😉

    In attesa delle prossime notizie, ciao, Fior

    • RominaFan says:

      Ciao Fior!
      Bella la tecnica di tua cognata! Devo cominciare ad adottarla con amici e alcuni parenti, così magari capiscono l’antifona! Per dire, esempio: Alfa, visto che l’altra sera mi ha visto parecchio scossa, ha deciso che domani non farà i lavori a casa e si prenderà un vero giorno di ferie da passare con me, tanto più che è stanco, ma veramente stanco. Sono settimane che pure lui fa una vita non proprio idilliaca: torna dall’ufficio, si cambia e va a fare i lavori, come dicevo. Lui, nella sua ottica, lo fa per me perché mi ha visto triste. Io, dal mio punto di vista, mi prendo una giornata con Alfa, che è una cosa desidero da un sacco di tempo e che “mi merito”. Quale pensi che sia la visione esterna della cosa? Che ci prendiamo una giornata per stare insieme perché siamo un po’cotti tutti e due, ci vogliamo bene e vogliamo rilassarci un po’assieme? No! L’opinione altrui sarà “poveretto, si prende un giorno in cui porterà a zonzo la principessa sul pisello (per la quale sta anche sistemando casa) che, non paga di stare a casa a girarsi i pollici tutto il giorno, vuole anche essere portata a spasso. La fa uscire anche se avrebbe preferito, se proprio doveva rinunciare ad un’intera giornata di lavori a casa nuova, rimanere a dormire”. Guarda com’è cambiata la storia da quella che è la nostra prospettiva a quella che è la prospettiva generale (della quale dovrei fregarmi). Guarda quelle che sono le nostre esigenze e guarda che parte gioco io nella visione generale delle cose…
      Bha, vabbé, non mi stupisco se in italia la donna è ancora così discriminata: si ghettizza da sola!

      • Fiordicactus says:

        Scusa se ti scrivo ancora . . . ma sono cose che sono successe . . . Avevo una Suocera (come dici tu la tua) buona, aiutava, cucinava e mi aiutava persino a piegare i panni . . . ma suo figlio era SUO . . . per cui quando non lavorava lo voleva vicino, aiutandola in casa o nell’orto, se si stancava non era “colpa” sua . . . era comunque “colpa” mia e dei miei figli!
        Quando sono rimasta incinta della 3° mi ha sgridato (secondo lei dovevo tenere “occhi aperti e gambe chiuse), un po’ si preoccupava per me, ma molto di più per mio marito che avrebbe dovuto lavorare per 3 figli . . . 😉

        Sono davvero contenta che il tuo Alfa si sia preso almeno un giorno per stare con te, diglielo da parte mia, va bene la casa, il lavoro, ma importante lo stare insieme!
        Per quello che riguarda come la pensano gli altri dal di fuori della vostra coppia, ricordati di quella storia del padre, il figlio e l’asino (http://www.paroledautore.net/fiabe/classiche/esopo/contadino_figlio_asino.htm)
        Comunque, proprio settimana scorsa ho litigato con l’Uomodellamiavita, perché io pensavo si prendesse 2 settimane di ferie e invece ne farà solo una, di cui già a oggi ha dedicato ben 4 ore (di ferie) a dei clienti! Io mi preoccupo che alla sua età si riposi un po’, lui pensa che io lo voglia a casa di più senza pensare che siamo in crisi economica che non può scontentare i clienti ecc ecc! 🙂

        Ti abbraccio tanto e mando un pensiero a te, ad Alfa e alla piccola! Fior

  9. wolkerina says:

    Cara Romina, non so da che parte cominciare…
    Sulla prima parte, che dire, mi trovi d’accordo completamente con te. Siamo le prime a dover pretendere la condivisione dei ruoli in casa, accettando che le cose siano “fatte” e non “fatte come piace a noi”. Se a casa nostra non ci fosse stata questa regola non saremmo mai riusciti a gestire il periodo delle mie cure. E la frase “e ci credo che non ti sposa” mi fa cadere le braccia. Non fa ridere, punto. Uff, mi sto innervosendo sai? In questo post tocchi tanti aspetti della difficoltà dell’esser donne, compagne, madri, e mi urta profondamente che nella situazione difficile che hai dovuto affrontare tu debba sentirti anche queste frasi.
    Sull’allontanamento delle persone, purtroppo, avviene spesso ciò che dici. Ci sono due pessime tipologie di persone, quelle che non sopportano di condividere le sofferenze e si è amici fintanto che si può ridere insieme, e quelle che hanno bisogno di sentirsi sempre un filo più in alto di te, li fai stare bene perchè con le tue sfortune possono sentirsi meglio.
    E sulla solitudine altro avrei da dire, ma preferisco usare un altro mezzo 😉
    un bacino a Claudia.

    • RominaFan says:

      Guarda, strisci sottopelle il pensiero per cui tu donna se vuoi tenerti un uomo devi fargli da serva è incredibile. Che finché lo pensa mia nonna ci può anche stare, è nata nel 1926. Che poi, aspetta, è vero che lo pensa ma sulla pratica poi ha usato un’altra tattica visto che a lei non è mai piaciuto cucinare e nonno invece era bravissimo e ci pensava quasi sempre lui! Mi fa specie quando lo pensano ragazze e donne giovani. Rendersi indispensabili non è una cosa buona. Può gratificarti di quando in quando, ma è un’arma a doppio taglio.
      Mi aspettavo che con molte persone il rapporto sarebbe cambiato. Era inevitabile. La cosa seccante è che io mi aspettavo che sarebbero cambiati i rapporti meno intimi, quelli con cui lo stile di vita era già talmente diverso prima che era impossibile resistere poi. Invece chi è sparito son persone con le quali ero molto in confidenza da anni. Tant’è. Affari loro, avranno i loro motivi. Basta che poi abbiano il buon senso e la coerenza di non telefonare facendo finta di niente quando nascerà la bambina.
      Eeeeeh, che mestieraccio essere donne!

  10. Ilaria says:

    Cara Romina, che rabbia!! Fa innervosire, per usare un termine leggero, che nel 2013 ci siano ragazze e donne che la pensano così.. Sottoscrivo ogni tua singola parola!
    Dopo aver letto tutto il post vorrei correre lì ad abbracciarti, vorrei farti sentire la mia vicinanza e il mio affetto. Sono dall’altra parte d’Italia, non ci siamo mai viste, non abbiamo mai parlato, ma sento di volerti bene e mi piange il cuore a pensare alla tua solitudine e a quel che hai passato. Avrei voglia di chiamarti, scriverti, di farti sentire la mia vicinanza e la mia amicizia.. Ti abbraccio fortissimo.
    Ilaria

    • RominaFan says:

      Grazie Ilaria,
      tranquilla, non è così grave, la cosa! Il fatto è che a me sta tutto bene, mi rendo conto di tutto e mi sta tutto bene, ma quel mi secca e che manda all’aria la buona grazia con cui affronto in maniera positiva anche la solitudine è veder sminuire la situazione. Quando arrivano le battutine sul quanto sono fortunata io e quanto è poverino Alfa, vado in bestia. Tra sentirmi dire “bella la vita della panzona, eh?!” e sentirmi ignorata, preferisco sentirmi ignorata, specialmente quando parliamo di persone che mi conoscono bene, che sanno come stanno le cose e che mi hanno vista durante l’allettamento. Questo non lo tollero. Mi ricorda tanto frasi che ho già sentito, tipo “ma dai, hai finito la chemio, che vuoi ora? E’bello,no? Tutto in discesa da ora in poi!”. Per carità, due situazioni per molti aspetti opposte ma per altri molto simili. Quanto agli amici spariti…che ti devo dire. Io alla fine sono tendenzialmente un’asociale. Ho sempre avuto pochissimi amici. Farò meno di alcuni di loro, visto che non ho scelta. Ma che non si ripresentino dopo mesi di silenzio dopo che ho partorito, che siano coerenti. Grazie infinite per le tue parole, Ilaria!

      • Ilaria says:

        È brutto da dire, ma mi sto rendendo conto che siamo circondati da persone ignoranti. E non ha nulla a che fare con il titolo di studio, perché una delle persone più intelligenti e di buonsenso che io conosca è mia nonna, che ha la quarta elementare. Hai perfettamente ragione, posso solo immaginare quanto sia fastidioso sentirsi dire certe cose! Eh sì, poverino Maschio Alfa.. Proprio poverino.. Hai scelto tu di rimanere immobile per mesi, lo hai circuito con qualche sortilegio per farti aiutare in casa, per fargli fare i lavori nella casa nuova, ma soprattutto gli hai fatto il lavaggio del cervello per rimanere con te. Per il “poverino” ti capisco al 100%, capita anche a me con Lui. Mi innervosisco moltissimo quando le persone (anche della mia famiglia, sigh!) gli dicono “ma poverino..cos’hai fatto di male per aver preso una così? Ma che pena devo scontare per fare questa cosa per lei?”.
        Non si possono paragonare le nostre situazioni, ma capisco, nel mio piccolo, come puoi sentirti. E mi dispiace. Vorrei tanto che potesse sistemarsi ogni cosa, perché sei una ragazza Speciale.
        Un abbraccio forte!

  11. Widepeak says:

    Beh fortunatamente x motivi diversi dai miei, ma abbiamo un’esperienza simile, per cui sono molto molto molto solidale. Lo so che ti potrebbe irritare ulteriormente, ma forza! Ci sei quasi
    🙂

    • RominaFan says:

      Già! Ormai ci sono quasi davvero…manca un mese e mezzo! WOW! 🙂
      Tanto, ormai, sai che c’è? Sbroccare ho sbroccato, che la gente può essere evanescente nella buona ma anche nella cattiva sorte l’ho imparato, che tanto non c’è verso che qualcuno possa mai pensare che magari anche io ogni tanto non sono il toro che sembro pure…quindi ora per un po’sto bene!! 🙂
      Baciozzi!

  12. Laura says:

    Già…tutto vero ciò che scrivi. Compreso gli amici che spariscono ( e mica solo quelli, i parenti strettissimi Dove li mettiamo? ? ), anche se nel mio caso sono spariti per le mie sfighe e ( forse) per il timore di dover dare una mano. Ma nemmeno io vorrei essere compatita, giuro che a volte mi accontenterei che la gente si facesse i caxxi suoi! resisti Romina, sei una grande!

    • RominaFan says:

      Bravissima, hai colto nel segno: piuttosto che dire cretinate, taci che è meglio. Prima di dare per scontato che in tutto questo io sono quella che sta bene, quella che se ne sta in panciolle felice come una pasqua, pensa un attimo alla situazione nel suo complesso. E se non vuoi perdere tempo a pensarci, stai zitto che almeno non mi incavolo. Che finché non ho motivo di arrabbiarmi, riesco a stare serena e pensare “e vabbé, è andata così, pazienza, passerà”, se mi incavolo, invece, lo penso, e lo penso con gli interessi!

  13. Federica says:

    Ciao Romina! In genere sono una tua lettrice silenziosa ma con con questo post devo manifestarti tutta la mia solidarietà! Hai fatto centro su tutto! Lasciando perdere il discorso “donna italiana” perché tutto è già stato detto negli altri commenti, è verissimo come, spesso, le persone non siano in grado di condividere la felicità degli altri. Si dice che l’ amico lo riconosci nel momento del bisogno eppure a me sembra che sia proprio il contrario! Stai sicura che se ti capita qualche sfiga trovi decine di mani tese, di *finte*proposte di sostegno, di pensierini…magari anche molti più commenti nel blog 🙂 Se tutto va bene o anche meglio, non è raro che si crei un enorme vuoto o silenzio, anche da parte di chi avresti giurato essere un vero amico. Del resto, il più delle volte si interagisce con l’altro per confronto o simbiosi. Pensa a tutte le amicizie nate grazie alla condivisione di una stessa situazione; non appena la condizione cambia, non è detto che l’amicizia regga. La gravidanza, poi, ha davvero un effetto particolare. Molte donne vivono l’ idea di un figlio come il conseguimento di un obiettivo fondamentale: nell’ordine viene subito dopo l’ acquisto di una casa e un bel matrimonio 🙂 Se per qualche ragione non lo riescono a concretizzare nei tempi e modi previsti, scatta l’ odio per tutti gli individui di genere femminile ingravidati. In fondo, chi non riesce a sopportare la tua felicità, è una persona che non ha ancora trovato un proprio equilibrio e che non se la passa benissimo, probabilmente. Meglio cercare di comprendere che indignarsi…

    Il discorso sulla solitudine, poi, mi ha molto toccato. Hai spiegato perfettamente le tue sensazioni e credo che non sia una cosa da sottovalutare. Ho provato la stessa cosa non in gravidanza ma durante i primi mesi del mio bambino. Durante il suo primo anno ho lavorato part-time e nemmeno continuativamente. Ho dedicato la maggior parte del mio tempo a lui con tutti i vantaggi della cosa. Eppure non è semplice passare un’intera giornata senza poter fare due chiacchiere e avere uno scambio che vada oltre un “gheee gheeee”. Mi sono trovata spesso a pensare a come ci si possa sentire sole con un bambino mentre il resto del mondo ti immagina indaffarata, impegnata, appagata e, soprattutto, sempre in ottima compagnia. Credo anche che dipenda dal fatto che, se siamo donne che hanno sempre lavorato e dedicato la propria giornata a creare qualcosa, ritrovarsi a casa ad infornare biscotti e uscire per fare il giro dell’isolato non sia davvero poi così appagante. Certamente, è meraviglioso vedere i progressi del proprio piccolo ma credo che li si possano apprezzare molto di più e meglio se ci si sente soddisfatte e attive anche come donne. Un bimbo piccolo ha bisogno di cure attenzioni, le stesse che bisogna continuare a garantire alla donna che siamo e che non smettiamo di essere solo per il fatto di essere diventate madri. Spero, quindi, che al più presto tu possa riprendere a lavorare o, in ogni caso, a ritagliarti dei momenti tuoi. La mia impressione è che si parli tanto di maternità, tutti ti mettono in guardia rispetto al primo mese, al baby blues ma, superati i primissimi mesi, sembra che poi tutto vada liscio. Raramente si parla della solitudine delle madri, che assomiglia incredibilmente a quella descritta da te con la tua pancia; raramente si parla di quanto sia difficile, pur con tutte le attenzioni che si prestano, ricollocarsi come donna. La sensazione che ho avuto (e guarda che ho davvero da subito ripreso la mia vita in mano, continuato a vedere amiche, viaggiato ecc…) è che ci sia una sorta di eclissi inevitabile, in cui tu sparisci per un po’. Una cosa bellissima, perché la tua bambina sarà una meraviglia e ti darà un sacco di nuove e belle energie, ma allo stesso tempo una cosa insopportabile, una lotta davvero estenuante per cercare di rivenire a galla. Ops, direi che se non mi ero mai manifestata ho recuperato di brutto con questo romanzo! :)) comunque continua così, sei una grande!

    • RominaFan says:

      Ciao Federica,
      grazie! In effetti, hai detto una grande verità: chi non si relaziona bene con la mia panza lo fa perché non ha trovato un suo equilibrio e va capito. In effetti è vero e da un punto di vista prettamente razionale capisco. Ma è anche vera una cosa: io non posso capire sempre tutti. Sono una giustificatrice professionista. Però dopo un po’ diventa davvero faticoso trovare una giustificazione per tutti quando poi chi è solo sei tu. Ma come? Andavamo al pub fino al giorno prima, cene a casa mia o tua, chiacchiere, confidenze anche importanti e poi, cosa rimane?
      Per dire, io avevo 21 anni quando c’ho quasi lasciato la buccia. I miei amici andavano in erasmus, all’università, al pub, in vacanza, avevano la vita dei ventenni normali. Io andavo a fare chemio. Eppure non ho iniziato ad odiare l’intero genere dei ggiovani per questo, e sì che non sono Santa Maria Goretti o un concentrato di buoni sentimenti.
      Finché spariscono persone con cui non avevo chissà che rapporti mi importa poco, ma quando spariscono amiche di vecchia data dispiace…
      Bhe, diciamo che allora sto iniziando a fare conoscenza in anticipo con quella che chiami solitudine delle madri…che dire, almeno inizio a prepararmi psicologicamente per quando nascerà!
      Grazie per le tue parole, Federica!
      Un abbraccio!

  14. Serena says:

    Sei il mio idolo!
    Non è mia abitudine commentare i blog, questa è la prima volta che lo faccio…ma non potevo farne a meno!
    Mi sono riconosciuta in ogni tua parola….ho passato gli “ultimi” 5 mesi della mia gravidanza ferma stesa sul divano SOLA con il mio adorabile maritino che partiva di casa alle 7 del mattino e tornava alle 8 la sera e visto che lui aveva lavorato e corso tutto il giorno non potevo lamentarmi che ero stata sola e ferma tutto il giorno!!!e poi abitando in campagna sono spariti quasi tutti perchè a un quarto d’ora dalla città ero troppo lontana per venirmi a trovare….alla 38 settimana per disperazione ho cominciato a lavare tende e vetri…non ne potevo più….la Silvia è nata dopo 2 giorni dalle mie pulizie di primavera!
    In bocca al lupo!!!

    • RominaFan says:

      Oh, ma allora non sono solo io…non so se la cosa mi consola o mi fa incavolare peggio!
      La cosa che a me sconvolge è che salvo sporadiche battute che mi sono piaciute poco, l’unico che ha dimostrato di rendersi conto che qui a casa non è tutto rose e fiori è Alfa. Per il resto NESSUNO.
      Poi quando ho sentito “porello, la responsabilità…” mi è partito l’embolo. Non è cattiveria ma io con questa maternità mi sono giocata non solo il lavoro ma anche tanti rapporti umani. Indipendenza economica ed amicizie. Non è facile. Sono felice della scelta che ho fatto e la rifarei altre millemila volte, ma non dimentichiamoci che la vita veramente sconvolta sarà la mia…lui potrà parlare e vedere adulti ogni giorno. Uscire per una birra come e quando vuole. E a me alla fine sta anche bene così, nel senso che se non vuoi che la tua vita cambi, non fai figli, punto e basta.
      Ma che il “poverino” sia sempre e solo l’uomo no, questo no, proprio no…
      Grazie per il pensiero, un abbraccio!

  15. Signorabovary says:

    Ciao!!!! Non so come ho fatto, ma sono passata qui, nel tuo blog…. Sono alla mia seconda gravidanza e mi sa che finiremo il tempo quasi insieme (io fine settembre,tu?). Per la prima figlia ho toccato con mano e ho tenuto per mano la solitudine. Per tutti e nove i mesi… Il terrore di perdere la vita che stava crescendo in me (terrore concreto) e il successivo allettamento forzato mi ha portato successivamente alla depressione post partum e ti dirò che quella crisi, quei momenti da brivido che ho passato dopo la nascita di Maria sono stati provvidenziali: ho deciso di entrare in analisi. Un gesto di amore per e verso me stessa. Questo non è per dirti che succederà anche a te ( mi auguro con tutto il cuore di no) e nemmeno di consigliarti di fare analisi personale (non mi permetterei mai), ma questo per raccontare la mia storia. Per condividerla. Con questa gravidanza si é presentato lo stesso problema della prima: nel primo trimestre minaccia di aborto e in questi ultimi due minaccia parto pretermine. Allettamento forzato, lavoro lasciato a malincuore, in questo caso una bimba di tre anni e mezzo, la casa e tutto l’entourage familiare. Mi sono sentita dire ti tutto: che ero un’egoista a lasciare la piccola alla materna, che potevo guardarla a casa senza spendere i soldi e lei si ammalava meno, che non telefono mai (quando per far si che gli stessi che si lamentano, in 9 mesi suonati si sono visti 2 volte), che il povero Alfa fa una vitaccia a stare dietro a tutto, che non li vado mai a trovare e che non porto più la piccola da loro (chi cerca Dio se lo preghi, visto che mi spostavo IO con la minaccia di aborto, adesso ho detto basta: la macchina sotto il sedere ce l’hanno!!!) … Sono le stesse persone che per mesi mi hanno tartassato con la prima figlia: e non capisco il tuo modo di allattare, questa bambina non ha orari, ma non è ora della giunta?, tutte le donne danno il biberon e tu no, ti ostini ad allattarla (avevo la nona di seno e latte da donare)… Poi non ti sto a dire di quando sono rientrata a lavoro, quando ha iniziato la materna.. Tutto questo per telefono, senza mai essere presente, con la presunzione delle perfette levatrici…. Quelle volte che mi spostavo per andare a trovarli (non sia mai che scendono dall’Olimpo per mischiarsi tra la volgare e sudicia gente! Ah e poi perché casa nostra é sporca e piena di bestie… Sai viviamo in una casa in campagna… Ma per loro é una porcilaia) mi sentivo dire di tutto perché la settimana dopo, invece di tornare sull’Olimpo, andavo al mare: sisi!! Portala al mare, a farle fare le buche in spiaggia!!!! Questa estate hanno fatto di tutto per far sentire in colpa il poooovero Alfa perché si é voluto fare 15 sacrosanti giorni al mare di ferie, quando TUTTI gli altri le avevano comunque fatte a modo loro. Poooovero Alfa!!! Assoggettato dalla propria moglie che si é rifiutata inderogabilmente e cocciutamente di rifare la vita di prima!! Che si è rifiutata di spaccar si il sedere per salire sull’Olimpo!! Per evitare polemiche e tenere la “barca pari” (ma che affondi pure!) Che non risponde nemmeno più al telefono!!! Che non li andrà a trovare per un bel pezzo!!! Che se vogliono vedere la piccola si smuovono loro d’ora in poi!
    Sai, a volte per alcune, l’esperienza della maternità può essere frustrante e mette a dura prova i nervi e le relazioni ma è da queste crisi che si possono trovare le opportunità. Io ti auguro che tu trovi le tue opportunità nella tua personale esperienza, senza lamentarsi, ma con la lucidità e la forza che solo le donne come te possono avere e donne vere, non donnicciole. Con questo lungo post ti saluto.. Ti auguro ogni bene.

    • RominaFan says:

      Ciao,
      grazie per la tua esperienza. Perdona la schiettezza, ma in analisi però non dovevi entrare tu ma tutti quelli che aprono bocca e gli danno fiato! In questo, PER ORA, sono stata fortunata. Quando ho detto a mia suocera che la bambina non verrà battezzata (sono atea) ha detto “oh, ma quindi la cresci come una bestiolina?!” e io “veramente, il 99,9% delle teste d’abbacchio che conosco sono battezzate, quindi non mi pare sia una garanzia per crescere una bella persona!”…lì per lì non mi è sembrata convinta, però poi ha detto “mh, mi sa che in effetti hai ragione, non ci avevo pensato!”. So che a lei dispiace che non venga battezzata, però rispetta la scelta…
      Ora come ora, dopo aver scritto, aver letto le vostre esperienze ed aver fatto una chiacchierata con un po’di persone, mi sento molto meglio.
      Poi, purtroppo, mi pare di aver capito che mentre gli uomini sono tutti allenatori di pallone, le donne sono tutte madri migliori di te. Bisogna farci la buccia!
      Poi, sai pure cosa c’è? Che solo ora si sta sdoganando la maternità come un’esperienza non solo rose e fiori. La mamma angelicata sta un po’svanendo, e questo è un bene, perché sono queste (sedicenti) super-mamme che creano senso di inadeguatezza in chi si trova in difficoltà. Basterebbe che tutte le mamme parlassero apertamente per risolvere i grandi fantasmi che negli ultimi anni si aggirano dietro alla maternità. Poi, per carità, io lo so che sono una persona molto terra-terra. Io quando sento le mie colleghe di panza che dicono cose sdolcinate e molto poco realistiche su quello che le aspetta, penso “quando ti rigurgiterà per la quarta volta addosso quella roba che odora di ricotta andata a male, ne riparliamo!”. Partire da aspettative poco realistiche da pubblicità del mulino bianco non aiuta nessuno, anzi, secondo me crea tanti, tanti problemi legati alla depressione post-parto.
      Per carità, se la maternità non fosse un’esperienza meravigliosa, ci saremmo estinti da un pezzo, questo è chiaro, ma finché non si smetterà di svilire sempre il lavoro delle donne (e quindi delle mamme), ci saranno sempre problemi accessori che non avrebbero senso di esistere…
      Un abbraccio e ancora grazie per la tua esperienza!

  16. Berenice says:

    Ciao Romina.
    Leggo il tuo blog da tempo, mi piace come scrivi e le tue osservazioni sono puntuali e hanno il meraviglioso valore aggiunto dell’ironia, ancora più meritevole, data la tua storia. Vorrei esprimerti la mia solidarietà e mandarti un abbraccio. Ho attraversato momenti di difficoltà che hanno accentuato una certa sensibilità alla frasi dette con leggerezza (e inconsapevoli, spesso, per fortuna di chi le dice), e conosco bene il tempo senza fine della malattia e dell’attesa. Tra poco, quando – come ti dicono tutti, ed è vero! – non avrai più tempo nemmeno per tagliarti le unghie o farti un bidè in santa pace, cerca non cedere all’insofferenza e non farti scrupoli: chiedi. Chedi una mezz’ora a tua suocera, una sera a un’amica, una mano da chiunque, senza remore, sfrontatamente. Salvati la pelle! E’ la vera lezione che ho imparato (quasi). E per consolarti, sappi che il mio Maschio Beta (Alfa sono io!!), è più o meno sovrapponibile a me in ogni ruolo in casa, da quello di domestica a quello di madre. Anzi, in quello di madre, forse, è migliore. Uffa…
    Un caro saluto e in bocca al lupo. Anzi, alla lupacchiotta.
    Berenice

    • RominaFan says:

      Ciao Berenice!
      Grazie per il tuo commento…guarda, devo dire che già ora che ho tirato fuori tutto mi sento molto, molto meglio. Ed è stato importante vedere tante mamme e quasi mamme che hanno condiviso con me la loro esperienza e mi hanno fatto sentire meno aliena. Mi sono fatta una bella chiacchierata con un po’di persone ed effettivamente ci si è resi conto che non sono wonder-woman! Speriamo che il discorso sia chiaro!
      Ti svelo un segreto…sai perché lascio che il Maschio sia il membro Alfa? Perché, in realtà, tra i lupi, chi di fatto comanda è il membro Beta. E’il beta che sceglie chi entra nel branco, quale preda cacciare, chi mangia quale parte della preda e di fatto provvede alla gestione del branco! L’alfa è il capo, è vero, ma di fatto è talmente preso dallo spirito di auto-conservazione che chiacchiera, chiacchiera e chiacchiera (anzi, ulula, ulula, ulula!) e non conclude niente! Però sssssssssssssh, non diciamolo al mio Alfa! 🙂 E’un ruolo ingrato ma c’è un lato positivo: i lupi hanno anche il membro omega…è quello su cui tutto il branco sfoga la sua aggressività. Rischia di scoppiare una lite furibonda tra i membri più importanti? Prima di mordersi tra loro, danno un paio di legnate all’omega!!!
      Ah, che farei senza di voi che condividete sempre con me le vostre esperienze, grazie di cuore!

  17. Silvia says:

    Ciao Romina e ciao Claudia! un bello sfogo, di quelli sinceri, di quelli che scrivi come ti vengono, senza la paranoia di “non voglio fare male a nessuno”. Ed è carico di amore, Romina. Amore per te stessa in primis, amore per Claudia, protetta come una stella, come una lucina che brilla fortissima, e amore per Alfa, perchè si capisce che sei fiera di lui. E gli uomini che scelgono di avere accanto donne come noi (ammalate, ex ammalate, con malattie croniche, con problemi di salute seri … di varia natura intendo) e farci un figlio, hanno chiaro molto presto che il loro ruolo DEVE essere a 360 gradi. Forse non lo accettano tutto subito, forse non capiscono tutto insieme, ma in cuor loro lo sanno. Sono padri e madri, sono tutto, senza definizione.
    Claudia lo amerà immensamente.
    Se chi vi circonda non capisce, tu guarda e passa: l’importante è che sia chiaro a voi.
    Per quanto riguarda la solitudine, sii molto ferma nel dire i tuoi bisogni, ora che la gravidanza volge al termine e quando la pupetta sarà nata: non temere di dire di cosa hai bisogno. La sfera di solitudine in cui si trova una neo mamma o una mamma con gravidanza difficile è al giorno d’oggi un nuovo passaggio da sdoganare, esattamente come pian piano si sta scrostando l’immagine di mammina con aureola e chiffon in auge fino a poco fa. La rete e i blog hanno fatto tanto, ma non solo.
    La nostra generazione è diversa, i maschi della nostra generazione lo sono. Sono più fantasiosi, e in molti casi, hanno avuto madri emancipate, oppure hanno rifiutato l’immagine della madre “elettrodomestico”.
    Ma ancora – o forse adesso più che mai – si vive dentro una bolla, senza un vero amore e ricerca di incontro dell’altro. E ci si lascia vicendevolmente soli, quando basterebbe solo un pò più di empatia.
    Forse hai perso degli amici, ma forse amici non erano. E ne troverai di nuovi. Cercali, chiedili. Impara a chiedere, senza timore. Chiedi con garbo, con grazia, ma chiedi. Le risposte arrivano…vedrai. Non sei e non sarai sola! Un abbraccio

    • RominaFan says:

      Ciao Silvia,
      grazie per le tue parole! Sai anche qual è il problema? Che in quanto ex malata ho un’idea un po’particolare di…problema! Nel senso che io ho la tendenza a considerare problema solo qualcosa di assimilabile ad una catastrofe, quindi per molte settimane non mi sono proprio posta il problema della solitudine. Anzi, mi veniva da zittirmi, tendevo a dirmi “ma non fare la scema, fossero queste le cose di cui preoccuparsi!”. Invece, presto o tardi, dovrò capire che le difficoltà sono di varia natura. Ci sono quelle molto serie, oggettivamente catastrofiche e ci sono quelle che non mettono a repentaglio la pelle, ma comunque creano disagio. Prima o poi in questa capocciona dovrò farmelo entrare.
      Infatti sono già due volte che faccio dei bei discorsetti a chi di dovere…e altri li aspetti al varco!
      Sì, guarda, sfogarmi e vedere in quante mi avete dato sostegno e supporto, condividendo con me le vostre esperienze, mi ha fatto entrare in un’ottica diversa. Hai ragione tu. Con garbo e gentilezza ma…qui tocca chiedere una mano!
      Grazie di cuore!

      Romy

  18. Silvia says:

    Bravissima. Saper chiedere è un’arte da imparare, così come il saper stare zitte. Grazie a te per il tuo bel cuore aperto. A presto!

  19. 4p says:

    Niente da aggiungere mia cara, un’analisi perfetta, dove hai elaborato il tutto sfogandoti alla grande. Complimenti veri per la tua sincerità.
    Adesso piano, piano quando la pupattola farà capolino, gustatela, amala, ridi e falla ridere, ascoltate della buona musica e chiedi se hai da chiedere e stringi nuove conoscenze di neomamme. Due mamme al parco con rispettive carrozzine si fanno buona compagnia, magari non si è sulla stessa linea d’onda, ma che importa, il confronto, la chiacchierata servono per stemperare ogni piccolo dubbio o difficoltà.
    Ciao
    4p

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