Ti spiego perché portiamo i nostri figli al museo

Domenica sono andata alle Scuderie del Quirinale per godermi la mostra di Frida Kahlo. E non da sola, eravamo un bel team di sei adulti e tre bambini di età compresa tra i sei e gli undici mesi. Appena entrati nella prima sala, il Bimbo Alfa del Trio Pampers ha avuto l’ardire di lasciarsi scappare un “BUHA”. Un singolo, semplice “BUHA”. Non lo ha detto sotto voce, ma sicuramente non lo ha urlato, e comunque, ripeto, è stato un unico “BUHA”. Una tizia che stava assistendo ad una visita guidata (che oggi si fanno con lo stesso apparecchietto delle audioguide: la guida parla nel suo microfono e tutti la ascoltano tramite la loro cornetta, proprio per facilitare l’ascolto a tutti i partecipanti), si è rivoltata come una biscia dicendo, cito testuali parole: “Vorrei sapere che li fate a fare i figli se poi ve li dovete portare dietro ovunque, anche in questi posti. Ho pagato il biglietto, io!”. La mia amica le ha fatto notare che il bambino non stava urlando da mezzora e che comunque il biglietto lo aveva pagato anche lei, pertanto aveva il suo stesso diritto di godersi la mostra. Questa donna, fulgido esempio di quello che a Roma prende il nome di “SORCIO RIPULITO”, non sapendo bene cosa controbattere – tanto più che molte altre persone che non facevano parte del nostro gruppo le stavano dando dell’acida e dell’intollerante – ha additato il bimbo e ha detto “Ah, lui avrebbe pagato il biglietto?!”. Come a dire che non avendo lui pagato, la madre doveva lasciarlo giù al guardaroba. Ora, quando ho sentito quelle frasi, io ho fatto una serie di pensieri che non ho fatto a tempo ad articolare perché Maschio Alfa (che, e forse ha ragione, è per ignorare questi soggetti) mi ha allontanata:

1)    Infilati l’audioguida su per il naso, almeno la voce rimbomba nel vuoto cosmico della tua scatola cranica e sei sicura di sentire bene;

2)    tromba di più;

3)    ora ti do una sberla che t’appiccico al muro accanto a qualche tela

4)    “che li fate a fare i figli?”, tu chiedi. Per pagare la pensione a te, stronza.

Ora, vorrei spiegare qualcosa alla signora…

Gentilissima Signora,

lei mi chiede cosa li facciamo a fare i figli se poi dobbiamo portarceli sempre appresso, anche in posti simili. Mi creda, la risposta è molto, molto complessa. I motivi sono tanti e io, che sono sempre così ferma nelle mie idee, capisco perfettamente chi decide, al contrario, di lasciarli a casa ed evitargli certi luoghi almeno per i primi anni. Tanto per cominciare, come linea generale, i figli, io e le altre mamme – tutte, a prescindere se portiamo o no i figli alle mostre – li facciamo proprio per questo: per portarli sempre con noi. Per condividere esperienze insieme. Se devo fare un figlio e poi non condividere niente con lui è inutile. Questo come principio generale.

Secondo di poi, perché io ed altre facinorose disturbatrici della quiete decidiamo di portare con noi i nostri bambini anche in posti come le fiere, le mostre e i musei? Perché un figlio non è una malattia invalidante. Con i bambini, per quanto piccoli, mia cara, si può fare tutto, se lo si vuole. Basta avere un po’di organizzazione e sufficiente fortuna. Fortuna di avere un bambino di indole un minimo adattabile e poco tendente agli strepiti. E un pizzico di furbizia nell’abituarli sin da piccolissimi a contesti molto diversi: luoghi più o meno chiassosi, aria aperta o al chiuso, silenzio e rumore, tanta gente e pochissima compagnia. Io con mia figlia non vado solo al parco. Sono andata a fiere del libro e dell’artigianato, a sentire concerti in piazza, al ristorante (la prima volta aveva appena quattro giorni),  al centro commerciale, a casa di amici e persino dalla parrucchiera. E non ho mai avuto problemi. Non ha mai pianto, anzi, in giro si distrae ed è adorabile. Ripeto, con i bambini si può fare tutto, mia cara, purché ci si muova nei limiti del rispetto che dobbiamo loro in quanto esseri umani: se io so che la bambina alle 22:00 va a dormire (la mia fuori casa, può reggere senza colpo ferire fino alle 23:30) non posso prenotare il tavolo in pizzeria per le 21:00 come facevo prima. Se la costringessi ad una cosa del genere, non è difficile prevedere come andrebbe a finire: urla di stanchezza sue, pizza di traverso a me e orecchie sanguinanti a tutto il ristorante. D’altra parte, se avessi sonno e venissi costretta a stare fuori casa ben oltre a quello che è il mio orario di ritirata, mi incazzerei come una biscia. Non per questo non esco più. Semplicemente, faccio praticamente le stesse cose ma in orari diversi. E Claudia è sempre stata serena, anzi, tiene banco ovunque vada perché ha l’indole del giullare di corte e ride a tutti. Prima di avere lei, alla mostra sarei andata nel tardo pomeriggio per poi uscire a cena fuori. Ora ci sono andata la mattina e siamo usciti in tempo per la pappa degli gnomi. Certo, io mi rendo conto che sono fortunata, che Claudia è una bambina che dove la metti, sta. Con molti bambini non sarebbe così facile. Il solo merito che mi prendo è quello di aver incentivato la sua natura socievole e di averla abituata ad ambienti molto diversi tra loro. Che poi non è sempre così facile. Per diverse settimane non sono potuta andare da mia sorella perché i Nipotonzoli la agitavano troppo e finiva con il disperarsi. Non potevo mica imporre ad una bambina che all’epoca aveva quattro mesi di andare per forza in un ambiente che la innervosiva. Passato questo periodo, il problema non si è più posto.

Inoltre, cara signora, la porto con me per altri motivi. Tanto per cominciare, rifiuto l’idea tutta italiana della totale abnegazione della madre. Io non voglio, io mi rifiuto, di rinunciare ai miei interessi perché ho una bambina. Sono una donna curiosa, mi interesso di molte cose ed ho il diritto ed il dovere nei confronti di me stessa di mantenerli anche dopo la maternità. Io sono ancora Romina. Non sono solo la mamma di Claudia. Sono egoista? Forse, ma nel momento in cui non le faccio del male (anzi, se riesco a portare avanti l’educazione che spero di darle potrà solo che giovarle) non vedo il problema. Inoltre, ho la fortuna di avere una bambina tranquilla che posso portare ovunque e adoro stare fuori casa con lei. Mi prendo l’unico merito di aver accentuato il lato socievole e vagabondo di Claudia. Poi ci sta che se dovessi avere un altro figlio potrei non cavarmela così con poco perché avrà un carattere diverso. Nel 2014 io non sopporto l’idea del non potere più uscire di casa per andare in posti che non siano le giostre con i propri figli. Mi rifiuto anche solo di pensarlo. Mia madre era così. Non mi portava nemmeno al supermercato perché era dell’idea che i bambini devono stare a casa. Ho cominciato ad andare con lei a fare la spesa quando ho avuto l’età per dirle “oh, dai, andiamo che ti offro pure il caffè”. Du’palle, la mia infanzia.

Nella mente dei bambini, signora, c’è spazio per molto, molto più di quella cavolo di Rapunzel e Peppa Pig. Servono anche loro, li conoscerà, li guarderemo insieme ma ai bambini si possono dare un’infinità di input. Io non voglio una bambina che si rincoglionisce con le principesse Disney. Un bambino può assorbire molto più di questo. Alcuni anni fa andai alla mostra di Van Gogh. Assistetti ad una scena bellissima: una bambina tedesca in vacanza con i genitori, armata di album e pastelli, sceglieva in ogni sala il quadro che preferiva e lo riproduceva. Poi lo faceva vedere a mamma e papà. Rimasi incantata. La bambina avrà avuto quattro o cinque anni. Non seppi trattenermi e feci i complimenti alla mamma. Lei non capiva il perché del mio stupore e, giustamente, disse che non potevo certo aspettarmi che lei e il marito smettessero di andare ai musei perché avevano una bimba piccola. E poi così lei imparava. Piuttosto, mi disse, non capiva perché non ci fossero bambini italiani. In effetti, gli italiani più giovani presenti erano due adolescenti sbuffanti che seguivano con espressione patibolare i genitori commentando continuamente con frasi come “Aho, ma avemo finito? Quanno se n’annamo? Ammazza che palle, ‘sti quadri”. Quella donna aveva ragione da vendere. Cara la mia signora, l’altro giorno ero al mercato e sa chi ho incontrato? Una scolaresca in gita. Al mercato di quartiere. E la maestra non sapeva nemmeno che dire. “A destra il baccalà, a sinistra la bancarella dei vestiti”. Poveraccia, era in imbarazzo. Che gita è? Le bimbe della scolaresca hanno visto Claudia e se ne sono innamorate, così la gita ha avuto una svolta: lezione di puericultura improvvisata. “Che fa una bambina di sei mesi?” “Cosa mangia?” “E’uscita dalla pancia?” più una serie di altre domande delle quali ignoravo le risposte. La maestra mi ha spiegato che li hanno portato lì tanto per fare una gita, perché non avevano i soldi per niente di meglio. Ecco, capisce, signora cara, lei con la sua giacca firmata, il suo viso lampadato e la sua espressione da chi ha appena mangiato un limone? Se non siamo noi genitori ad occuparci della formazione dei nostri figli, la scuola non è più in grado di provvedere come dovrebbe. Lei obietterà dicendo che mia figlia, a sei mesi e mezzo, non capisce un accidenti di quello che vede. E’vero. Ma intanto la abituo ai luoghi chiusi e con tante persone. Poi, quando sarà più grande, le potrò iniziare a dire “Guarda, sul quel quadro ci sono i fiori! Guarda, lì c’è disegnata una scimmietta! Questo quadro è blu!”.  Quando sarà più grande, potrò farle notare altre cose ancora. Mia figlia non sa nemmeno cosa sia un libro, eppure ne ha sempre uno in mano. Voglio che impari a familiarizzare con l’oggetto. La tengo seduta sulle mie ginocchia e, tenendo il libro davanti a lei, leggo. E lei mi ascolta. Buona e ferma. Ovvio che non capisce un’acca di quello che dico, ma ascolta. Sta ferma e ascolta. Intanto ci accontentiamo di capire il legame tra quell’oggetto e la mamma che parla. E ha tanti libri per bambini piccoli che può sfogliare, che spesso suonano, che sono colorati e che può mettere in bocca. Io questo intendo per “abituare i bambini sin da piccoli a qualcosa”. Ha presente quando molti genitori dicono che non vogliono che ai figli si regalino armi giocattolo? E’ per il motivo uguale e contrario che io voglio che lei abbia tanti libri.

Inoltre, brutta cretina che non è altro…ma lei ha delle teorie ben strane circa quello che è fastidioso o meno. Non so se lo ha notato o se quel pericoloso mix di stitichezza umana e diarrea verbale le ha completamente ottenebrato la mente ma…ha sentito il continuo, sfiancante BIIIIIIIIIIP che ha accompagnato tutti quanti durante la visita? A terra c’era la linea gialla che delimitava il limite oltre il quale non avvicinarsi ai quadri. Se superata, quella riga fa scattare il sensore e parte il segnale acustico. Non serve una scienza per capire il legame. Eppure, il 75% dei suoi amatissimi adulti presenti alla mostra facevano scattare l’allarme. Non ho capito se non sapevano che erano loro a farlo suonare o se lo sapevano ma se ne fregavano. Onestamente, ritengo sia molto più fastidioso questo BIIIIIIIP senza sosta piuttosto che due secondi di versetto di un neonato. Vede, io mia figlia al museo la porto anche per questo: perché da grande sia in grado di frequentare questi posti senza far scattare l’allarme.

Vede, brutta maleducata, io capisco il suo punto di vista, con un po’di buona volontà. Un museo è un museo. Ci sta che le regole di base si abbia piacere a vederle rispettate. Non è detto che tutti siano tenuti a tollerare il frignare di un neonato. Ma le faccio notare che non c’era alcun cartello che vietava ai bambini di entrare, fuori. Quindi avevamo diritto quanto lei di essere lì. Non si permetta mai più di dire “cosa li fate a fare i figli?!”. Non li stavamo maltrattando. Li stavamo portando con noi e stavano una crema. La mia, muta come un pesce, era in braccio a me ed elargiva sorrisi a tutti, beccando complimenti in almeno 4 lingue. L’altra, molto saggiamente, ha deciso che un pisolino era la soluzione migliore. Il maschietto, il disturbatore della quiete, se ne stava buono e pacioso. Un bambino di 11 mesi che ha voglia di fare mille cose e provare a camminare che fa tutto questo in silenzio e senza dar noia a nessuno (anzi, erano gli adulti che non davano tregua a lui perché non si poteva evitare di fargli complimenti da quanto è adorabile) è da lodare. Io, poveraccio, invece che criticare avrei dato un Plasmon d’oro a lui e una medaglia alla mamma. Lei, signora, è una maleducata. Anzi, anche un’acida, come le ha fatto notare più di una persona. Se lei, invece che rivoltarsi come una vipera sbraitando, avesse detto che, per favore, faticava a sentire l’audioguida, se potevamo cortesemente spostarci col bambino, a quest’ora non sarei nemmeno qui a scrivere. Al di là di tutto, signora cara, lei è un’intollerante, lei si è inacidita al primo (ed unico) suono emesso dal bambino. E’evidente che lei ce l’abbia a priori con i bambini. Non mi interessano i motivi ma li risolva con un bravo perché quando una propria antipatia sfocia nella maleducazione e nell’acidità è grave. Tra parentesi, ha usato un tono molto più alto lei mentre sbraitava di quello che non abbia usato il bambino. Almeno lei dovrebbe essere in grado di modulare la voce a seconda dei contesti. Impari il significato della parola “tolleranza”, Miss Simpatia. Viviamo in un Paese dove un tesoro come Pompei crolla a pezzi nell’indifferenza generale. Dovrebbe essere felice di vedere che le nuove leve provano (e magari falliranno, ma provano) a sviluppare sensibilità rispetto all’arte.

Comunque, cara lei, sappia che abbiamo ricevuto un sacco di complimenti. Dei signori anziani, scherzando, ci hanno detto, appena siamo entrati “ma dove li portate, questi piccoli?! I bambini devono stare a casa a guardare la televisione, non alle mostre!”. Teoria, questa, peraltro condivisa da un ex maestro elementare che incontrai alla fiera del libro di Roma e che disse a me e ad Alfa: “un neonato in mezzo ai libri?! Siete dei pericolosi sovversivi, se insegnerete ai vostri figli a pensare avrete vita difficile!”. Molte persone si sono stupite del fatto che li avessimo portati e ci hanno fatto i complimenti, incitandoci a farlo ancora, e ancora.

So che, andando avanti, uscite come questa (che forse al livello logistico saranno più facili perché non dovrò portarmi dietro i pannolini o le pappe) diventeranno più complesse perché Claudia crescerà e si annoierà più facilmente, ma farò del mio meglio per interessarla. Uno dei miei 7.768.597.890.252.457 doveri di genitore è quello di fare di mia figlia una persona migliore di me, o quanto meno di darle la possibilità (che poi, crescendo, sarà lei a decidere se cogliere o meno) di interessarsi di quante più cose possibili e di non farle dire a priori “è noioso”.

Comunque, cara la mia Signorina Tumistufi, io la avverto: tra due settimane ho in programma di andare a vedere la mostra di Andy Warhol. Anima e coscienza sua. Anzi, le do un breve calendario dei miei impegni nel prossimo futuro:

Sabato prossimo sarò al corso della Croce Rossa per la disostruzione delle vie aeree, E INVITO TUTTI A PARTECIPARE, e sappia che ci porto anche la gnoma. E’ una cosa talmente importante che quasi quasi tollererei persino la sua presenza. Avere le nozioni di basi per la disostruzione è fondamentale e può salvare la vita ai nostri figli e non solo. La cronaca, disgraziatamente, racconta spesso delle conseguenze di una disostruzione sbagliata o che non si è saputo affrontare.

manovre

A Pasqua saremo fuori Roma e vengo armata di figlia, tre Nipotonzoli, un Nipotonzolo acquisito e altri due nanerottoli.

Dal 31 maggio al 2 giugno, invece, sarò qui, e pensi che manco ce l’ho il cane…però mia sorella sì, e io mi aggrego. Perché mi piace il connubio bambini-cani e avrei piacere che mia figlia imparasse a conoscere gli animali e il rispetto e la simpatia per le forme di vita diverse. Perché ho paura dei cani (e tanta) ma per amore di mia figlia ne sto frequentando tanti per evitare che lei sviluppi la mia stessa, stupida fobia. Perché non sono mai stata a Gubbio. Anche qui, invito tutti i coinquilini di cani a partecipare.

cani

 

Io, più di così, signora cara, non posso fare.

 

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15 Responses to Ti spiego perché portiamo i nostri figli al museo

  1. Maria Angela says:

    Bellissimo il tuo post! Quella signora era proprio un’isterica maleducata. Sono pienamente d’accordo con te… Io purtoppo ho fatto tanti sbagli con mio figlio (ora ha 34 anni) come tua mamma non lo portavo quasi mai con noi, pensavo soprattutto alla nostra tranquillità e non a cosa avrebbe potuto rappresentare per lui…. sono pentita…. forse la giustificazione è che avevo poco più di 20 anni??? I miei nipoti fanno come te, sono sempre con loro, hanno portato le loro due splendide gemelline (che anch’io contribuisco a guardare facendo zia/nonna/babysitter….) alla mostra di Renoir a Torino e sono stati più fortunati di voi come incontri, infatti hanno ricevuto un sacco di complimenti perchè le avevano portate e un signore ha detto loro che sembravano più interessate di tanta altra gente che era lì! Infatti sono rimaste affascinate dal quadro della ragazza sull’altalena, il giorno dopo me lo descrivevano alla loro maniera…. hanno poi 2 anni al 23 maggio ma sono due chiacchierone! Comunque ti faccio tanti complimenti, secondo me sei un’ottima mamma per quella meraviglia che è la tua Claudia!
    Bacioni Angela

    • RominaFan says:

      Mi sa che il fatto che come ti muovi sbagli è l’unica sicurezza che hai con i figli!
      Io mi rendo conto, a trent’anni, che tanti difetti e blocchi che ho ora sono il frutto di un’infanzia in
      cui ho avuto pochi stimoli e tanti divieti (non ti sporcare, non correre, non ti scoprire, non
      fare domande/ non toccare)e cerco come posso di evitare di commettere questi sbagli con Claudia. Va da sé che questo significa essenzialmente che, se effettivamente non ripeterò gli sbagli dei miei, ne commetterò di nuovi! Mh…che belle le gemelline da Renoir! Vedi che è come dico io? Perché mai Peppa Pig li dovrebbe colpire e un quadro no?!

  2. Claudia says:

    Ciao Romina,
    purtroppo questo tipo di persone non capisce che a casa dovrebbero rimanerci loro e non noi con i nostri bambini.
    A me è successo una sera al mare durante una fiera. Una signora sottovoce ha commentato al mio passaggio “perché è uscita con il passeggino che blocca il traffico?”
    Blocco il traffico con un passeggino? Ho visto nero, l’ho trattata da cani e tutte le volte che la trovavo mi piazzavo in modo tale da non farla passare. Ignorante lei ignorante io.
    Un abbraccio e Buona Pasqua
    Claudia

    • RominaFan says:

      No, vabbé…ma pure tu, però, ma cosa esci a fare se poi devi tirarti dietro il passeggino che crea ingorghi?! Ah, in tutto questo, la sera prima ci eravamo viste a cena e i bambini erano addirittura quattro. Quando chiamavo i locali per prenotare andava tutto bene finché non specificavo che ci serviva lo spazio per 4 passeggini. Ad un certo punto uno mi fa “ma perché non li lasciate a casa che tanto sono piccoli e non mangiano, così voi state tranquilli?!”…!!!!

  3. 4p says:

    Bellissimo post, complimentissimi.
    Diventando anziane alcune persone generano, senza la minima fatica, un’antipatia doc.
    Ho un ricordo indelebile di tanti anni fa.
    Eravamo da amici in Val D’Aosta e c’era il festival dell’Unità in un paesino nei din torni. Loro lavoravano nello “stand mangereccio valdostano”, D. la mia amica era alla cassa e altri affaccendati in varie faccende culinarie. Il mio pargolo, che allora manco camminava, andava allegro e beato in braccio a tutti in cucina……sarà stato l’odorino della sùp valdostana o le costine alla griglia……..lui rideva si era integrato benissimo……..
    4p

  4. ziacris1 says:

    io LaFiglial a portavo ai concerti con me, la portavo al cine, quando potevo la portavo sempre con me e, se a qualcuno non andava bene, poteva anche andarsene…..e le stesse cose le faccio con la Tata, la porto il biblioteca, il Sala Borsa, nelle chiese che lei ama vedere e loei domanda e io rispondo, e se qualcuna ha qualcosa da dire…beh’ che trombi di più che non fa mai male!

    • RominaFan says:

      Tanta ostilità, Cris, onestamente non me l’aspettavo. Invece scopro che non solo non li puoi portare ai musei, ma che pure al ristorante è un casino perché non mangiano e occupano un sacco di posto con i passeggini, quindi, quando dici che si è, che ne so, sei adulti, il posto c’è. Se poi dice che ti serve lo spazio per uno, due, tre passeggini (o seggioloni, fa lo stesso) improvvisamente il posto sparisce…ma andassero al diavolo…mangio a casetta mia che si sta bene! Ma al museo ce la porto lo stesso!

  5. Sabrina says:

    Romina hai scritto (benissimo) delle cose sacrosante. L’intolleranza e l’ignoranza sono brutte bestie. Mi dispiace dirlo ma questa idea che i bambini non si debbano/possano portare da nessuna parte è tutta italiana. Mio marito è inglese e abitiamo a Lussemburgo. Tra Londra e casa nostra vedo tantissime famiglie con bambini anche piccolissimi al seguito che girano tranquillamente tra mostre, ristoranti, concerti e feste di piazza. Le strutture sono in genere ben attrezzate anche per i più piccoli, e se ogni tanto si sente un urletto nessuno ci fa caso. Come ci si può aspettare che un adolescente apprezzi una mostra se l’abbiamo cresciuto tra Italia 1 e centri commerciali?

    • RominaFan says:

      Bravissima. Ne parlavo con mamme di bambini grandicelli e la risposta standard è “ah, ora parli bene perché è piccola, quando sarà più grande non potrai fare niente, la dovrai rincorrere ovunque…”. Ora, sicuramente potrebbe essere più difficile ma…vivo a Roma, ci sono più turisti che abitati, il che è tutto dire. Dove ti giri vedi bambini stranieri (e i nordeuropei in questo sono fenomenali) che al ristorante non devono essere rincorsi tra i tavoli, che alle mostre stanno buoni e che per strada non lagnano per camminare. Allora le cose sono due: o i bambini italiani hanno delle tare genetiche per le quali non è possibile fare altro che crescerli allo stato brado (o rincoglionirli davanti alla tv) o forse siamo noi genitori italiani un po’troppo accomodanti…e disinteressati noi stessi, altrimenti vedi come sarebbero pieni di famiglie, i musei!

    • Iaia says:

      Sono d’accordo con Sabrina. Io vivo negli Stati Uniti ed i due bimbi (3 e 5 anni) li porto ovunque. C’e’ anche da dire che ogni struttura/museo/ristorante e’ preparato a ricevere bambini. L’estate scorsa in Italia siamo andati in un ristorante e nel bagno non c’era neanche il tavolo per cambiare il pannolino al mio piccolo (quando ho chiesto alla camerira come avrei dovuto fare ho letto l’odio nei suoi occhi). Qui addirittura nei bagni ci sono dei mini sediolini con cinture per i bimbi piccoli dove la mamma puo’ sederli se e’ lei che deve usare la toilette. Iaia.

      • RominaFan says:

        Eh, la mentalità è proprio un’altra, non c’è niente da fare. Se sei in Italia ti fermano per strada se esci con un neonato perché “già lo porti in giro?!”, quindi devi uscire di casa quando ha un minimo di sei mesi, uscire (con la maglia di lana anche a luglio) solo per andare al parco, non andare in vacanza finché non è maggiorenne e rinunciare a TUTTI i tuoi interessi finché non si è fatto una famiglia pure tuo figlio…

  6. marina says:

    fregatene e continuaa portre la piccoletta in giro.
    siamo stati ad artissima a torino con 3 bimbi dai 3 ai 5 anni, credevo si sarebbero annoiati e abbiamo messo in conto di starci al mssimo mezzora.
    sarà che sono bimbi abituati ai musei ma ci siamo stati 5 ore, 5 ore e ce ne siamo andati perchè erano ed eravamo stremati.
    le domande e le risposte che si sono dati guardando i quadri sono state fenomenali, e la signora cretina non avrà mai la gioia di poter ascoltare nuovi punti di vista sull’arte.
    che dire, porella!
    baci
    marina

    • RominaFan says:

      I bambini stupiscono. D’altra parte, uno prova ad interessarli…e perché non possono interessarsi a dei quadri? Se iniziano a vederli come qualcosa di affascinante diventa anche una bellissima occasione di crescita assieme, ti pare? Per dire, io in storia dell’arte sono ignorante come una brocca perché alle medie non l’ho mai fatta e alle superiori non era proprio prevista. Quello che so, l’ho appreso nel corso degli anni andando alle mostre. Quanto sarebbe bello se io e mia figlia potessimo avere questo argomento su cui partire da zero assieme? Insegnare ai propri figli è bello, ma penso sia bello anche imparare qualcosa insieme…Deve essere stato interessantissimo sentire i loro punti di vista, che meraviglia, ma perché privarsi di tutto questo?

  7. Romina says:

    Piacere. Romina. Mamma di un bambino di 18 mesi. Che viene con noi ovunque. Che viene al ristorante e in vacanza. Che non è mai di troppo. Che se fa un capriccio pazienza. Che appena gli dico usciamo e già dalla porta. Che è super vivace, che è curioso e solare. Che in mezzo alla gente è più educato di tanti adulti. Che quello che non può fare lui non lo facciamo neanche noi.
    Piacere. Romina. Una mamma come te. Una mamma che queste parole (le tue) avrei potuto scrivere io.

    • RominaFan says:

      Uh, un’altra Romina, piacere! Mi piacciono i bambini curiosi. Secondo me sono i più facili da portare in giro perché puoi fargli notare tante piccole cose (ma proprio semplicissime) e quindi si intrattengono con relativamente poco…e poi la curiosità è una dote importantissima anche per gli adulti, quindi coltivarla è DOVEROSO! Tra parentesi, il primo maggio siamo andati a vedere Andy Warhol! A PRESTO!

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