Basta

Stanca. Stanca della stanchezza che mi fa sentire terribilmente vecchia. Che mi fa pesare sulle spalle quello che ho, mio malgrado, visto. Che mi fa venir voglia di tornare su tutti i miei passi degli ultimi anni perché sono stanca di quel piccolo ma lacerante “strap” che sento ogni volta che il percorso di qualcuno non si conclude come il mio. E lo strap che sento quando se ne va un ragazzo che aveva l’età che avevo io quando mi sono ammalata è particolarmente bruciante. E questo è il meno, perché è solo la parte egoistica della storia. Una persona, una persona buffa, divertente, con il suo carico di storie, sentimenti e, soprattutto, prospettive e speranze, è stata logorata giorno dopo giorno fino all’ultima stilla. Alessio se ne è andato. No, non è vero. Non aveva la benché minima intenzione di andarsene, a vent’anni non ci pensi proprio. Non se ne è andato.  E’stato strappato come una foglia verde dall’albero, che è diverso. Non è facile trovare l’ironia e l’umorismo di Alessio quando navighi in un oceano di guano. Di flebo. Di dolore. Consapevole e spiritoso. Ma non è bastato e una mamma conosce quanto di più straziante è riservato a noi umani.

Io non riesco più a provare rabbia. Io. Non. Riesco. Più. A. Provare. Rabbia. Solo stanchezza. Così tante volte ho difeso a spada tratta la mia scelta davanti a chi mi chiedeva “ma chi te lo fa fare? Esci dal quel circolo, dimentica”…eppure, a volte inizio a sentire il bisogno di nascondere la testa sotto la sabbia, di proteggermi. Voglia di fare finta di niente, di non vedere, non sentire. Vorrei poter dire “ragazza, hai dato. Hai patito abbastanza e ora goditi tutto quel che hai, che è più che sufficiente per non pensarci più”. Vorrei poterlo dire. Potrei anche farlo. Ma cosa cambierebbe?

Non facile la realtà del cancer-blogger. Può essere un “mestiere” parecchio di merda.

 

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6 Responses to Basta

  1. rita says:

    Tutto tristemente vero. Tutto tristemente condivisibile.

    Rimane il fatto che Tu, la Tua storia, il Tuo trascorso, il Tuo presente, la Tua bellissima bimba…siete la dimostrazione vivente che non bisogna arrendersi, non bisogna mollare. …e sicuramente Alessio non lo ha fatto mai. Ma nel suo caso, l’aggressività della malattia l’ha avuta vinta.

    Nulla si cancella, nulla si dimentica, forse si ridimensiona….forse…
    Un abbraccione

  2. Antonella Soneanima says:

    Io credo invece che chi ha avuto l’esperienza della malattia sviluppi una sensibilita’ maggiore nei confronti dei suoi “colleghi”. Io vedo mio padre che avevano dato per spacciato, quando si tratta di dover “aiutare” o star vicino ad un ammalato come lo e’ stato lui si fa in quattro. Io credo che lui l’abbia presa come una sorta di missione…un modo per ringraziare di vedere i suoi figli e nipoti crescere…..
    Non si dimentica…non si puo’ dimenticare.
    Le ferite guariscono , ma le cicatrici rimangono per tutta la vita…

    • RominaFan says:

      Finora è sempre stato così anche per me ma…inizia a costarmi fatica. Non so perché. Come dice Cris, però, un cancer blogger rimane tale sempre e comunque, al di là del tempo e della stanchezza. Sono sempre stata dell’ idea che aiutare anche una sola persona rende sensato tutto quello che ho passato ma…il rovescio della medaglia è che sono comunque impotente. Che uno, dieci, cento ragazzi di vent’anni muoiono e io, dopo quasi dieci anni (dieci su trenta di vita), non riesco più a provare rabbia. Sono andata oltre il senso di ingiustizia. E non riesco a smettere di pensare alla sua mamma…

  3. ziacris1 says:

    Romy la tua voglia di lasciar perdere l’abbiamo in tante, ci si prova, ma poi il “dovere” chiama, non si smette MAI di essere cancer blogger, anche quando i medici ti dichiarano guarita, in remissione, sei sempre lì e chi sa ti viene a cercare per una parola, per una spalla sulla quale trovare conforto, anche se a volte siamo noi ad avere bisogno di conforto, come in questo ennesimo caso

  4. Daniela says:

    Non sono mamma, non ho avuto il cancro, quindi è probabile che non riesca a provare quello che provi tu… eppure, anche io sono qui con un pugno nello stomaco fatto di non so nemmeno io cosa. Ho saputo da te che Alessio era volato via.. e altre lacrime sono scese. Per lui come per Gabriele, Anna, Federica….un elenco di nomi parziale, perchè ho conosciuto solo le persone che hanno tenuto un blog, chissà quante altre ce ne sono.. quante mogli, mariti, figli, chissà quanti genitori hanno dovuto conoscere il dolore di una perdita bastarda a causa del cancro.
    Me lo sono domandata anche io, il perché continui ad intrecciare l a mia storia con queste persone. Perchè vorrei fare la psico oncologa, se poi tutte le volte, tutte, piango.
    Sono domande a cui ancora non so dare una risposta, ma ti sono grata per aver scritto questo post: sapere delle tue sensazioni, di quello che stai provando pur non avendo conosciuto Alessio personalmente mi fa sentire meno sola..
    Grazie Romi, davvero… sei stata la seconda che ho trovato, ma la prima ad esserci. E continui ad esserci ancora e a vivere ogni respiro: sei l’esempio più bello della speranza.

  5. Alessia says:

    In un momento del genere mi sento di dirti che, comunque, non sei impotente. Anche se alle volte le persone perdono le battaglie, tu hai fatto e fai tantissimo per chi ha la fortuna di passare da questo blog, nella sua sfortuna personale. E lo dico come diretta interessata. Ora sono in remissione ma nove mesi fa non avrei creduto di poter andare avanti un altro giorno, non sapevo dove sbattere la testa perchè far vedere di essere giù davanti ai famigliari, vuol dire ritrovarsi a dover combattere anche contro di loro e le loro paure. Ed ecco che ho trovato Il codice di Hodgkin, attraverso le tue parole ho capito che, alla fine, una possibilità esisteva davvero e che non tutto doveva essere nero per forza.
    Io per tutto quello che dai, ti ringrazierò sempre.

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