Quando scelta non ne hai

Quanto mi faccia ridere quando mi dicono che ho affrontato la malattia coraggiosamente, l’ho già detto tante volte. E’una inesattezza colossale. Non è stato coraggio. E’ stato solo non avere scelta. Vogliamo chiamarla resilienza? Bho. Ci può stare. Resilienza: secondo la definizione di Wikipedia, trattasi della “capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”. In soldoni, l’arte di pigliarsela in quel posto con buona grazia.

La verità è che io non ho avuto scelta. Ero malata, dovevo fare chemio, fine della storia. Il coraggio è dato dalla scelta, cosa che a me mancava. Quando scelta non ne hai, per certi aspetti è tutto più semplice. La strada è già segnata, tu devi solo percorrerla. Anche la paura è diversa, perché non ti grava sulle spalle la responsabilità di commettere errori. Tutto sommato, inizio a pensare che sia più semplice anche per gli altri. Le cose capitano, anche quelle negative, certe cose vanno fatte e amen.

Il vero casino nasce quando ti serve il coraggio di scegliere e a te, semplicemente, scegliere fa paura. Perché se commetti un errore, o se il caso è proprio bastardo, sai già la portata del male che ti farai. E di quello che farai cadere addosso ad altri, anche se, tutto sommato, sai già che inspiegabilmente gli altri dimenticano presto. Il tempo di alzarsi da terra, sgrullar via la terra dai pantaloni e via di nuovo come se niente fosse. Beati loro. A te, invece, inizia anche a non fregartene un accidenti di niente perché tutto sommato prendere e scivolare non è poi così male. Sembra quasi una scelta accettabile come tutte le altre. E se proprio lo devo dire, non me ne frega un benemerito cazzo di niente, in questo momento. Non me ne frega di me,  non me ne frega di Alfa, non me ne frega di chi mi vomita addosso balle ottimistiche solo perché 1) quando il culo non è il tuo è tutto più facile 2) non è che si strappino i capelli per te, è solo che se fai il botto diventi un problema anche per loro. Non mi importa di chi sta peggio perché, udite udite, non è un mio problema. Non me ne frega niente se mi concentro solo su chi è la prova che qualcosa può succedere e se il resto dell’umanità può serenamente sparire in un buco nero. Non me frega niente se in questo momento quello che ho non mi interessa. Non me ne frega niente se mi sto dimostrando ingrata. Non me ne frega niente se mi sto concentrando solo sul vuoto che sento. Non me ne frega di chi si infastidisce a sentirmi dire certe cose perché gli dà noia sentirsi in dovere di metterci una pezza (che poi nessuno lo ha chiesto, eh). Non c’è problema, non ci si prenda il disturbo di aiutare per forza, c’è chi non vuole capire e accettare così come io non posso perdere tempo a spiegare quando tutto sommato sto benissimo nella mia melma e rivendico il diritto di starci bene finché mi va. Se viene considerato normale quando vado avanti come un cyborg e quando rimango sempre controllata, misurata e fredda, allora deve essere considerato normale questo, perché forse per la prima volta mi sento profondamente umana e per ora è qui che devo stare. Tanto mi aiuto da sola, non chiedo niente a nessuno, non sia mai. Si finisce sempre a doversi togliere dalle sabbie mobili da soli e in più a dover riparare gli strappi delle parole a fin di bene degli altri. E’proprio vero che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Non me ne frega più niente delle aspettative che si hanno su Romina che è una roccia e ci manca solo che inizi solo a creare problemi pure lei. Non me ne frega niente se la mia prospettiva al momento è sbagliata e ne sono consapevole, ma questa al momento è, e mi sta bene così. E del fatto che non me ne frega niente di niente? Indovinate un po’? Non me ne frega niente. La mia risposta a tutto è: non me ne frega niente.

E per favore, per favore, per favore, che non si dicano parole come guerriera, volontà, coraggio, lotta…perché mi fanno vomitare. Sono solo tutte stronzate. Ho permesso a tutti di ripetermele per anni ma mi hanno sempre fatto venire la pellagra, ora ve l’ho detto. Guerriera un cazzo, guerriera. Sai quanto me ne frega a me della metafora della lotta che piace così tanto a tanti.

La verità è che tanto la scelta è solo la mia e che ho davanti solo finte scelte. Posso scegliere di tirare i remi in barca, pararmi il culo, essere certa di soffrirci per un po’, di non darmi altre possibilità, ma sapere di affrontare un dolore minore o posso scegliere di mettere tre faldoni di referti in mano all’ennesima equipe di medici e…e basta perché poi non dipende più niente da me. Non. Dipende. Più. Niente. Da. Me. Aspetti della MIA vita che dovrebbero essere privati e riguardare solo la mia famiglia NON DIPENDONO DA ME.

Quando non puoi scegliere tutto sommato, nella frustrazione, hai le idee chiare. Quando devi prendere una scelta e azzardare, allora sì che serve coraggio. E poi c’è la terza opzione, la più stronza, che è quella che tocca a me: decidere di dire ad un camice bianco “questa è la mia vita, vedi tu se puoi fare in modo che io possa avere quello che evidentemente non mi spetta di diritto perché io tanto ormai più passa e più ho idea di non poter decidere un cazzo”.

E non è rivangare il passato. Lasciatemi citare CugySventola, ammesso e non concesso che non citasse qualcun altro anche lei, ma il passato è passato solo nel nome. Ti ripiomba sempre addosso, c’è poco da fare. Tu ci provi a lasciarlo dove dovrebbe stare, ma se è un passato, come dire, interessante torna sempre. E spesso e volentieri decide lui. Pare sia difficile da capire. E’uno dei motivi per cui se ti serve una mano devi cercare in fondo al tuo braccio. “Senza alienare la propria identità”, dice Wikipedia. Non è che non alieni la tua identità. E’che abbassi le aspettative e fingi che sia una tua scelta e che comunque sarebbe andata così.

Scusate se ve lo dico ma…in questo periodo ho l’impressione di prendervi per i fondelli con balle rosse e fiori da…vediamo…da quando ho aperto il blog. Perdonatemi. Mi sa che mi sono sbagliata.

 

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3 Responses to Quando scelta non ne hai

  1. Silvia F. says:

    Ti adoro, esattamente così come sei.
    E lo sai, anche se potrei finire in un buco nero e non te ne fregherebbe un cazzo <3

  2. Laperfezionestanca says:

    Ma chi l’ha detto, scusa, che la tua prospettiva è sbagliata? Fino a prova contraria è la TUA prospettiva e perciò solo tu puoi dire se è sbagliata. Nessun altro. Non permettere a nessuno di dire qualcosa riguardo a una prospettiva che è solo e solamente tua. Se tu dici che è la tua prospettiva allora per definizione è giusta per te e affanculo tutto il resto del mondo.
    Visto che citiamo wikipedia, citando citando, ti citi un’altra roba ossia che si diventa veramente adulti quando ti rendi conto che l’unico parere che conta è il tuo e che tutto il resto del mondo può andare a giocare a sottomuro. Pertanto direi che te lo sei guadagnato di decidere che fare di te e della tua vita, e pure di crollare e di ridurti momentaneamente in pappa. È tua la vita, tuo il dolore, tuo il crollo. E se non sono capaci di stare dove stai tu, con te e per te, alè sciò aria, smammare.
    Che non è che questa storia del ma tu sei forte è un altro modo per prenderla a quel posto. Estocazzo sei forte. Cioè lo sei, ma rientra anche nei tuoi diritti di essere umano non essere affatto forte e avere intorno qualcuno che per una maledetta volta sia forte anche per te.
    E non so se ha molto senso quello che ti scrivo, e so che da lontano non posso fare molto, ma se il pensiero può spingere sappi allora che spingo con tutte le mie forze perché la sorte giri, perché trovino un modo e comunque spingo perché le cose siano come tu le vuoi, una volta in più. Perché anche se adesso non ci credi e non ti importa, tu le cose le fai andare nel verso del tuo cuore e la tua vera forza è questa.

  3. Ilaria says:

    Ti abbraccio

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