NO

La cosa buona dei periodi difficili è che, quando la mente inizia a snebbiarsi, qualche illuminazione la trovi. Io, ad esempio, ho avuto diverse epifanie rileggendomi da capo tutto Zerocalcare in 24 ore.

Così, sono giunta, finalmente, anche, direi, ad una conclusione: la nuova parola d’ordine sarà…NO. Sentite come suona bene. NO. Ah, quanta aria entra in una parola così chiusa. Aria tutta per me, aria che resta a me. Ah, la libertà.

Io, purtroppo, ho un grave problema. Non ho mai saputo dire no a nessuno. Sono un porcospino, ma sono una che non dice mai no e che difficilmente litiga o fa presente di esser stata ferita. Lo diceva anche la maestra in prima elementare che sono una pigliancula.

“Romina, ho un bruscolo nell’occhio, ora te ne parlo mentre ti estirpano un bulbo oculare, son certa che capirai il mio dramma” “Ma sì, certo, parla pure, non fa male”

“Romina, ho inavvertitamente dimenticato di dirti che ho accidentalmente lasciato l’albero maestro della Jolly Roger di Capitan Uncino sulla tua sedia. Ma son certa che quando ti sei seduta non t’ha fatto male…” “Sì, tranquilla, anzi, insieme all’albero maestro mettici pure l’albero supplente e l’albero bidello, tanto…”

Ecco, una cosa così. E io non ho mai detto no a nessuno. A prescindere dalla confidenza, a prescindere da quanto realmente a cuore avessi le persone, a prescindere da tutto. Un po’ perché lo ritenevo giusto…e un po’perché mi faceva sentire benvoluta, quindi per fini puramente egoistici, se vogliamo, per paura di diventare brutta e cattiva se avessi detto no a qualcuno. Ecco, ho sbagliato per (quasi, eh) 33 anni. Non è vero che a negarsi si diventa brutti e cattivi. Non è vero che non volersi sforzare a sentire giustificazioni, a capire atteggiamenti incomprensibili, a mandare giù bocconi amari, a giustificare tutti dicendo “non ha tatto, ma è fatto così” si diventa egoisti e assenti. Perché la verità è che la stragrande maggioranza dei rapporti che ho costruito era di lealtà unilaterale perché…perché io li ho costruiti così, perché io non li ho voluti vedere come tali. Ma poi arriva quella combinazione tra vicende personali e comportamenti altrui che ti apre gli occhi a forza. E allora capisci che dire no è fondamentale. Che tagliare i rami secchi è fondamentale, che tagliare fuori chi parla a sproposito è fondamentale, che decidere di eliminare, a tempo indeterminato, chi è privo di garbo, di sensibilità, di tatto, è l’unica cosa che ti consente dal non prosciugare definitivamente le energie e sfruttarle per chi veramente le merita. Tanto, alla bisogna, non gliene frega un cavolo a nessuno se ho bisogno io di una spalla…e chissà, potenzialmente è anche giusto così. Voglio imparare a non aspettarmi niente. Voglio concedermi la possibilità di avere bisogno e al contempo di non aspettarmi niente…perché alla fine è tutto qui, il segreto. E presto o tardi capirò come si fa. E’per questo che non  potrei mai smettere di essere una cancer blogger, perché mi concede questo equilibrio che devo imparare ad applicare anche quando spengo il PC. Devo imparare che se qua e là qualcuno che mi vuole bene c’è, continuerà a farlo anche laddove dovessi mai dirgli no. E se dovesse non capire il rifiuto…allora è solo un altro ramo da recidere. Le piante crescono meglio, dopo averle potate, no?

 

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(grazie, Armadillo, per avermi illuminato la via)

 

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5 Responses to NO

  1. Laura says:

    Il problema è che non è facile rendereene conto,e anche quando ci sei arrivata devi sempre stare in campana, perché mica è facile cambiare registro. Serve allenamento sai? Ma ce la si può fare, e persino prenderci gusto.
    Ciao

    • RominaFan says:

      Infatti la cosa importante, ora, è capire bene come fare. Qualche ramo secco l’ho tagliato. Passi non dare un aiuto al bisogno, ma affossarmi con problemi non miei mi pare eccessivo…per cui, via. Oh, sì, sempre in campana, ahimè…

  2. Valentina says:

    Come t capisco Romi…
    questo post potrei tranquillamente averlo scritto io… sono sempre stata la pirla che non dice mai di no e che poi si fa infinocchiare da tutti. Sto imparando ora, con tanta tanta pazienza a pensare un po’ di più a me stessa. Un’altra cosetta che mi ha insegnato sto maledetto Signor H…
    Ti abbraccio forte forte

  3. Mamiga72 says:

    Io ho cominciato a dire NO dopo l’isterectomia. Non per una decisione presa, ma per istinto, per rabbia, senza quasi rendermene conto. A volte con silenzi, a volte con messaggi chiari, a volte con un VAFFANCULO dritto in faccia. Me ne sono resa conto dopo un po’, da qualche settimana, come se fossi un’altra me, quasi schizofrenica. Mi sono spaventata. Mi sono detta che mi stavo facendo odiare, che rischio di passare per l’asociale di turno, o quella che le malattie l’hanno resa inavvicinabile e scontrosa.
    E mi sono resa conto che non ho fatto sparire quasi nessuno. Anzi, qualcuno mi ha addirittura detto che ho finalmente tirato fuori le palle, in senso buono. Quei pochi che sono spariti non mi mancano per niente. Che mi odino pure, che mi disprezzino, non è un problema mio. Rami secchi. Dopotutto come un ramo secco sono stata trattata anche io da altri, e va bene così, perchè anche noi senza spesso rendercene conto siamo una spina nel fianco altrui.
    Perchè si arriva a una età, o indipendentemente da quella ad un livello di saturazione tale, che di quello che pensa di noi il resto del mondo non ci importa una beneamata fava. E ho scoperto che si sta di un bene…
    Un abbraccio.

  4. Stefania says:

    Sai, sono giunta alle tue stesse conclusioni. È’ incredibile quanti rami secchi ci siano nella mia vita, e il problema è proprio questo:che tu sai che dovresti tagliare,ma hai paura che dopo non resterà più nulla,credi di essere troppo severa, di aspettarti troppo dagli altri, etc (e magari te lo dicono pure). E invece no: io mi aspetto dagli altri quanto pretendo da me stessa, né più né meno. Se gli altri non sanno o non vogliono darmi rispetto, gentilezza , affetto autentico, disponibilità all’aiuto quando serve davvero, sono loro ad essere str****, non io a pretendere troppo. E se dopo aver potato non restasse più nulla tranne la mia famiglia, pazienza: i rami secchi, comunque, non servono a nulla….se non ad alimentare incendi! Un bacione solidale!

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