Bella ai miei occhi (che poi son quelli che contano)

La malattia si prende il tuo corpo per un po’.  A volte in maniera aggressiva e definitiva, a volte meno. In ogni caso, non è facile andare d’accordo con il colorito in stile ET, la testa calva o almeno spelacchiata, le sopracciglia latitanti, il gonfiore, le cicatrici, il por-a-cat che spesso si preferisce tenere coperto. Non è affatto facile. Spesso l’umore non è dei migliori e si è troppo scoraggiati dall’immagine riflessa dallo specchio per prenderci cura di noi come prima. Inoltre, gli effetti della chemioterapia sono molto peculiari, e a volte genera rabbia vivere in un corpo che grida “CANCRO!” a chiunque. Eppure, prendersi cura del proprio aspetto aiuta molto in questo frangente, non a caso molte associazioni, oggi, si prendono cura anche dell’aspetto estetico delle pazienti oncologiche.

Ricordo che quando uscii dall’ospedale, dopo un paio di giorni di riposo a casa, andai in profumeria e comprai non so quanti articoli tra ombretti, fondotinta, cipria, rossetti e quant’altro. Uscii dal negozio ritemprata dall’effimero potere consolatorio dello shopping. Decisi che ogni giorno non proprio pesante sarebbe stato dedicato anche alla cura di me stessa, all’appagamento del naturale desiderio di sentirmi ordinata, curata…magari anche bella. Avrei riportato al rosa la pelle grigia. Avrei ridisegnato le sopracciglia cadute con la matita. Avrei passato del blush sulle gote pallide e spente. Un ombretto sfumato sugli occhi avrebbe cercato di attirare l’attenzione un po’più in basso rispetto alla piazzetta spelacchiata che presto avrebbe soppiantato la mia frangia. C’era la malattia, è vero, ma c’ero ancora anche io. E non avevo intenzione di cedere più terreno del necessario.

Non era solo un atto di vanità. Era una presa di posizione. Ed è stato allora, strano a dirsi, che ho cominciato a piacermi. E’stato quando ho dovuto nascondere il naso spellato, le occhiaie grige e le labbra rovinate che ho iniziato a sentirmi bella. E non perché realmente lo fossi o perché lo sia diventata poi. Semplicemente perché ho iniziato a vedermi con occhi che mi volevano bene. E’stato importante, in quel momento, riuscire a prendermi cura del mio aspetto. Mi ha fatto stare bene. Ogni complimento di chi non conoscesse le mie condizioni, ogni volta che mi sono resa conto di non avere un aspetto peggiore rispetto a chi mi circondava, io ho sentito di aver fatto qualcosa, qualcosa di effimero, di stupido, ma il poco che era in mio potere fare, per andare avanti con successo nel mio percorso. E quando, al contrario, non c’era make up che tenesse, be’, sono sentita bella lo stesso, perché anche con l’herpes e quel ciuffo di capelli che mancava, anche con il port-a-cat che sporgeva dalla maglietta e con gli occhi cerchiati di viola, be’, anche in quel modo ero io e mi volevo così bene, per la prima volta, da vedermi comunque bella.

Ci sono delle piccolezze che, nell’enorme dramma dell’esperienza oncologica, sembrano ancora più stupide, più ridicole, più inutili. Ma lo stesso fanno la loro parte nel mantenere parte della vita precedente e nell’aiutare a portare il proprio presente verso il futuro. Fare qualcosa per sentirmi a posto con il mio aspetto mi ha molto aiutata. Ha fatto parte di quello che era il mio losco piano sin dall’inizio: usare il cancro come lui stava usando me, ma in positivo.

P.S.: se dovesse capitarvi di mettere il fondotinta e rendervi conto di essere passate dal verde ET al color hummus lasciato due giorni fuori dal frigo a luglio (colore che, inspiegabilmente, non appare nel catalogo Pantone), non scoraggiatevi, dovete solo cambiare il colore alla base del fondotinta. Non demordete.

 

This entry was posted in Buffe cose della vita, Cancro, l'amore è..., Pensieri e Parole, Piccoli Piaceri della Vita, Sogni. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *