Non starò mica invecchiando? Speriamo di sì…

E’ autunno. Le foglie si tingono di rosso e cadono, le zucche e le melagrane iniziano a far bella mostra di sé sui banchi del mercato e per me è tempo di passare la revisione. Tutto nell’ordine naturale delle cose, di fatto. Eppure, forse per via del fatto che le ottobrate romane di quest’anno sono talmente esagerate che sembrano strane persino a noi che le conosciamo bene, quest’anno mi sento piuttosto irrequieta. Come se qualcosa fosse fuori posto. Non mi sento tranquilla rispetto al follow up che mi aspetta. Usando le parole dei Beatles, c’è un’ombra sopra di me. Provo un’irrequietezza di fondo, mai provata negli ultimi anni. Forse mai provata in assoluto. Non si tratta di quell’agitazione piuttosto spudorata dei primi follow up, quando due settimane prima di cominciare i controlli arrivavano, eclatanti nel loro psicosomatico splendore, tutti i sintomi del linfoma. Io sto benissimo: nulla, assolutamente nulla, mi porta a pensare che qualcosa non vada.

Eppure…eppure questa volta non approccio affatto serenamente i miei controlli. Confesso di aver fatto un pensiero terrificante. E’ successo una sola volta e l’ho subito respinto con tanta voglia di prendermi a schiaffi. Ho pensato (mi vergogno anche ad ammetterlo) “ora capisco cos’è che muove chi non si controlla mai, perché molte persone applicano la politica dello struzzo”. Non tollerando da me stessa simili pensieri, ho provato a capire cosa c’è di diverso questa volta. Credo di essere giunta alla conclusione che quel che cambia è che si tratta del mio primo follow up dopo l’arrivo del secondo figlio e, per qualche motivo che non ho ancora colto, sento particolarmente il peso delle mie responsabilità i miei bambini. E’ un meccanismo  sbagliato e irrazionale ma suona un po’ come dire “faccio finta di niente, se lascio stare e continuo a fare le mille cose che devo fare ogni giorno, allora non mi accadrà nulla”. Praticamente il genere di cose che sento da quando ho iniziato ad ammorbare tutti con il discorso della diagnosi precoce. Il tipo di ragionamento che mi manda letteralmente fuori di testa. La paura che mi accada qualcosa e le conseguenze che questo potrebbe avere sui miei figli non sono in alcun modo compatibili con le responsabilità, i desideri e i sentimenti di una madre. Non posso ritenermi di non avere il diritto di farmi prendere un accidente, è ovvio, ma ho il DOVERE di prendermi cura di me stessa, di intervenire in tempo nel caso qualcosa non andasse nel verso giusto. Chissà come mai tutto questo peso sulle spalle. Non starò mica invecchiando? Speriamo di sì perché onestamente ho faticato parecchio per riuscirci. Ma credo sia il caso di recuperare un po’ della cara, vecchia leggerezza.

E allora, ragazza mia, prendi le tue impegnative e lunedì mattina svegliati presto e vai a fare le analisi. Le tue paure non ti giustificano, non ti mettono al sicuro e non giovano a nessuno. Ripeti il mantra: “la politica dello struzzo non paga”.

Tanto più che ottobre è il mese della prevenzione e quindi dobbiamo ripetercelo tutti.

LA POLITICA DELLO STRUZZO NON PAGA

LA POLITICA DELLO STRUZZO NON PAGA

LA POLITICA DELLO STRUZZO NON PAGA…

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